Sto qui

Qualche ora ancora e l’ennesimo anno sarà giunto alla sua fine.
Da quando ero adolescente mi piaceva approfittare delle ultime ore dell’ultimo giorno dell’anno per fare bilanci. Chissà poi perchè mi piaceva? Mi compiacevo a ripercorrere i bei momenti dell’anno che stava finendo, mi divertivo a immaginare le belle cose che avrei fatto in quello che stava iniziando.
È invece da qualche tempo che non mi piace più fermarmi a fare bilanci della mia vita, o meglio, non ne ho più voglia perchè ne sono spaventato.
Provo fastidio perchè l’atmosfera di questi giorni induce a riflettere, a valutare il tempo trascorso, a pianificare il tempo a venire. Queste cose mi infastidiscono poiché mi sento in stato di permanente sospensione, in attesa di qualcosa che neanche io so, rifiutando un passato che non mi piace.
Non so cosa desiderare per l’anno che viene, non ho nulla di buono da ricordare dell’anno trascorso.
Sto qui e aspetto la mezzanotte.

Buon Natale

Rilassato in poltrona, davanti al camino, godo le ore di questa giornata come se gustassi un bicchiere di buon rhum.
La piacevole attesa che c’era una volta per l’inizio della festa non c’è più. Ma alcuni punti, dei capisaldi, della mia vita, della nostra vita anzi, sono immutati nel tempo, forgiati col fuoco della gioia e del dolore.
Per questo motivo sono qui e aspetto. Non so cosa, ma aspetto, e penso. Penso a lui, a me, a noi.
Penso ai Natali trascorsi a Pavia e penso ai tanti amici di Pavia che con il loro affetto e la loro generosità hanno lasciato un segno indelebile nella nostra vita.Penso anche all’ospedale di Pavia, non ne posso fare a meno, con tutti i medici le infermiere, e l’aria che si respira lì a Natale.
BUON NATALE A TUTTI

Emozionato

Non dovrei essere emozionato, ma lo sono. O meglio sono anche emozionato, oltre a essere incazzato, deluso, demoralizzato, disincantato, amareggiato.
Sono emozionato perchè tra sette giorni Mauro compirà quindici anni. Sì, un altro dei momenti importanti della sua non-vita.
A quindici anni si diventa giovanotti, si guardano le ragazze, si perde la timidezza caratteristica della prima adolescenza, si ci avvicina al mondo degli uomini.
Sono emozionato per i suoi quindici anni. È già da qualche anno che non festaggiamo il compleanno come eravamo abituati a fare. Adesso festeggia da solo. È finito il tempo in cui si stava tutti insieme al Verdemare, in quel bellissimo frastuono di voci e di schiamazzi. L’ultima festa risale al 2008, ben quattro anni fa.
Ancora oggi non so come feci ad arrivare alla fine di quella giornata. Mauro era uno spettro, magrissimo e dal colore indescrivibile. Sorrideva, contento di vedere, dopo quello aveva dovuto subire negli ultimi mesi, gli amici attorno a sé, tanti, forse tutti. Belli, floridi sorridenti, contenti. Lui invece era reduce dal suo quarto, e penultimo, intervento del primo dicembre. L’ennesima aggressione del tumore era stata estirpata, ma questa volta non era stato come le precedenti, c’era una novità: ci era stato comunicato che non se ne sarebbe più andato (il tumore) anzi, sarebbe ritornato moltiplicandosi a dismisura fino a fagocitare tutto il suo addome e Mauro stesso.
Quel giorno lo guardavo in mezzo agli altri e subivo una tremenda lacerazione: gioivo nel vederlo, vivo e felice, ma letteralmente morivo dentro di me sapendo quello che ci attendeva, sapendo che quello sarebbe stato l’ultimo compleanno.
Il solo fatto di poterlo guardare, nonostante il suo aspetto terrificante, mi riempiva di gioia, di tenerezza, di calore al contempo non vedevo l’ora che quelle ore passassero. La tristezza che avevo dentro era così forte da annebbiarmi la vista, da rendermi folle dal dolore.
C’era in quella festa anche un mago. Un simpatico mago che avevamo già incontrato nella allegra e divertente festa della comunione di Mauro e di altri amici, poco più di un anno prima. Il mago fece il suo spettacolino. Mauro ricordava spesso di quanto era stata divertente la festa col mago e quindi la sorpresa di vederlo alla sua festa lo rese felicissimo.
E così tra qualche giorno compirà quindici anni, di cui solo poco più di un terzo veramente felici. Per la restante parte ha dovuto imparare a fare i conti con la vita, gli ospedali, la sofferenza, la morte (dei suoi piccoli amici-colleghi pazienti), e con una serie infinita di sacrifici.
Eppure sono emozionato per l’arrivo del suo compleanno. Un compleanno importante: quello dei quindici anni.

Buona domenica

C’era un tempo in cui quando facevo la doccia dovevo ricordare di non lasciare l’erogatore in alto.
C’era un tempo in cui ogni volta che passavo da un aeroporto mi dedicavo a scegliere un regalino per fargli sapere che l’avevo pensato.
C’era un tempo in cui, prima di spegnere la luce ogni sera, mi accertavo che dormisse sereno.
C’era un tempo in cui passavo tutto il tempo libero a giocare, con lui.
C’era un tempo in cui ogni mattina, prima di andare al lavoro, lo accompagnavo a scuola.
C’è stato un tempo in cui ogni settimana dovevo rifargli la medicazione al catatere venoso centrale.
C’è stato un tempo in cui ogni giorno dovevo preparargli la sacca dell’alimentazione parentelare aggiungendo potassio.
C’è stato un tempo in cui ogni notte, in cui non riusciva a dormire per i dolori, ci facevamo compagnia sul divano a fiori.
Qualsiasi tempo che è stato era migliore di quello che c’è adesso in cui non posso occuparmi di lui.

Buona domenica di pioggia.

Nadal

Mi è caduto distrattamente lo sguardo sulla data che appare nell’angolo in alto a destra del  mio schermo. È così che ho appreso che tra trenta giorni sarà Natale. Il periodo natalizio è sempre un bel periodo. È un momento in cui si può approfittare per riposarsi, per fare dei bilanci, per dedicarsi alla famiglia.
A me ultimamente il Natale fa girare fortemente le palle, ma questo non c’entra. C’entra invece il fatto che aver realizzato dell’imminente arrivo del Natale ha contribuito ad aumentare la tristezza che mi pervade da qualche giorno. Analizzando le cose: non c’è un motivo singolo e preciso che provoca questo stato ma un insieme di fatti e pensieri che periodicamente si sincronizzano e mi spingono a profonde riflessioni.
La prima di queste è che non so con chi prendermela. Sì, proprio così. Vorrei tanto potermi scagliare contro qualcuno o qualcosa su cui riversare la mia rabbia e farla, anche se momentaneamente, sbollire. Invece non ho nessuno verso cui rivolgere il mio disappunto e di conseguenza, per una non ben conosciuta proprietà riflessiva, me la prendo con me stesso.
Un’altra riflessione, che periodicamente ricorre nei miei pensieri, è che sono stanco. Ovviamente non si tratta di una stanchezza fisica, che sarebbe facilmente rimediabile con un po’ di riposo. Si tratta invece di una stanchezza che, forse presuntuosamente, potrei definire mentale o psicologica. La mia osservazione deriva dalla consapevolezza di correre, correre, correre; ovviamente sempre con la testa. È dal cinque settembre che corro, senza mai fermarmi. Corro sempre appresso a qualcosa, non sempre la stessa. Corro senza sosta perché la sosta è più deleteria della stanchezza e quindi continuo a correre.
Poi giungono momenti, come quelli che vivo negli ultimi giorni, in cui la stanchezza pervade tutti i distretti della mia vita e diventa insopportabile. Quando accade me ne accorgo dal fatto che desidero fermarmi, desidero riposare, prendere fiato. Ma questo non è possibile perché mi succede come a un aeroplano quando è in volo: se si ferma cade in picchiata. Quindi devo continuare a correre o forse dovrei dire a rincorrere. Rincorrere qualcosa, oggi una cosa, domani un’altra, dopodomani un’altra ancora. L’importante è andare forte in modo da impegnare il pensiero al cento per cento delle sue possibilità.
Domani mi aspetta un’altra giornata difficile alla quale seguiranno giorni difficili. Ecco, questo è il Natale che mi aspetta, poi la Pasqua, l’estate eccetera.
E infince c’è la sua assenza che diventa sempre più pesante e che mi spinge a chiedermi: “Ma dove sto andando senza di lui? Dov’è che voglio arrivare?”

Ricerca

Insegui ciò che ami, o finirai per amare ciò che trovi” – Collodi.

Ecco questa è una sintesi di quello che penso. Perché accontenarsi di vivere nella gabbia che ci viene costruita intorno, su misura, dagli eventi e, a volte, dagli altri.
Meglio far volare la mente, che saprà trascinare con sé anche il cuore, anziché lasciare che il quotidiano avvolga mente e cuore con un melassa appiccicosa di assuefazione.
Parto alla ricerca di ciò che amo dunque.

Un raggio di sole tra le nubi

In controtenza con il clima piovoso, oggi un raggio di sole ha penetrato la spessa coltre di nubi che mi avvolge minacciosa da anni. Ho letto per caso un articolo di un blog che mi ha ridato energia. La gioia espressa attraverso le belle parole è stata, anche se solo momentaneamente, contagiosa.
Non nascondo, non potrei, un pizzico di invidia, ma la vita, quando vuole, sa essere così bella che nessuna invidia può guastarla.
Oggi viaggio con te, amico, nel lontano oriente, dove una nuova bella storia sta nascendo: in bocca al lupo.