La PSP

Oggi mi sono fatto coraggio. Dopo averla guardata per mesi e mesi, e più intensamente nelle ultime settimane, ho preso tra le mani la PSP di Mauro.

Dai primi di settembre era lì che giaceva inutilizzata sul tavolino in vetro davanti al divano. Era racchiusa nella sua custodia di pelle blu.

Quando, in questi mesi, mi sedevo sul divano la guardavo da lontano, come se fosse un’animale feroce, come se fosse una minaccia. Ma non potevo farne a meno.

Immaginavo che era scarica e avrei dovuto ricaricarla per accenderla, sapevo quale gioco fosse ancora inserito al suo interno, ricordavo quali disegni erano stati attaccati su di essa da Mauro. Sapevo tutto di lei, ma non osavo toccarla.

Poi, qualche giorna fa, ero alla ricerca di non so più cosa quando, aprendo un cassetto, mi sono imbattutto per caso nel vecchio, vecchissimo, glorioso, GAMEBOY rosso.

Cazzo che emozione! Mi è saltato il cuore in gola, mi è mancata la saliva, mi sembrava quasi di svenire (e in fondo, forse, lo desideravo davvero).

Il vecchio GAMEBOY, non riuscivo a crederci. Sapevo che era da qualche parte, ma non ci pensavo più. Dentro c’era la cassetta dei POKEMON RUBINO.

Cazzo, cazzo!

Era voluto o era puro caso? RUBINO, quello che gli abbiamo comprato per il suo compleanno in accoppiamento al GAMEBOY il 23 dicembre 2003.

Il primo cedimento ai giochini elettronici che lui, pur desiderandolo, per nostra scelta genitoriale non aveva ancora avuto fino ad allora.

Quasi un presagio, una intuizione: Dopo pochissimi giorni, nel letto dell’ospedale “Santobono”, eccitato dal possesso del giochino, pigiava sui tasti con le dita della mano destra e si aiutava con la sinistra infasciata e steccata per la presenza di un catetere. Io lo guardavo e mi sentivo morire. Ma il GAME BOY fu utilissimo allora e in seguito. Cazzo, che mi aspettava. Cazzo, che ci aspettava.

Imparai a giocare ai POKEMON, divenni molto bravo, e guidai Mauro in questo nuovo mondo fantastico, nei lunghi mesi che seguirono tra ricoveri, chemioterapie, lunghe attese in day-hospital. Formammo una squadra perfetta e sconfiggemmo tutti gli allenatori e la Lega dei Pokemon. Raggiungemmo il traguardo finale e festeggiamo insieme.

La nostra fu una vera epopea che ci condusse attraverso appassionanti avventure nel mondo dei Pokemon. Il suo catetere centrale fu battezzato col nome del suo Pokemon-eroe preferito «IVUMO». IVUMO avrebbe dovuto salvarlo dal tumore e condurlo, sano e salvo, al termine delle terapie (battaglie) che andavano vinte insieme.

Oggi IVUMO giace in una bustina di plastica in un cestino su una mensola della cucina.

E dopo RUBINO venne SMERALDO, e dopo ancora venne X-PLODER e la creazione di nuovi Pokemon, e poi ancora venne l’apparente guarigione e lo scambio di pokemon con i suoi amichetti.

E poi …, e poi ….

E poi venne finalmente la tanto desiderata PSP.

Cazzo, che gioia! Che felicità! Sembrava avesse raggiunto il top, non c’era nulla di più desiderabile della PSP.

Divenne espertissimo, ebbe vari giochi e molti se li scambiava con gli amici. Se si andava alla pizza, non poteva mancare la PSP, anche se poi non sarebbe stata usata. Se si andava in viaggio c’era proprio una borsa apposta per la PSP e per tutti i suoi accessori, caricabatterie, giochi, custodie ecc.

E la PSP è stato l’ultimo gioco con cui ha giocato, l’ultimo che ha toccato, l’ultimo che ha visto.

Cazzo!

Come è facile immaginare, nel corso di questi anni di malattia ho dovuto riavvicinarmi alla PSP come avevo fatto per il GAMEBOY prima e per il DS dopo ma, come prima, è stato fantastico. Abbiamo giocato insieme e ci siamo divertiti un mondo, un divertimento genuino, puro. Tutto ciò che ho fatto con lui è stato fantastico, e non solo perchè è morto!

E così, questa è la storia.

Oggi, come al solito, ero seduto al divano, dopo pochi secondi in cui l’ho osservata, l’ho afferrata e, lentamente, l’ho estratta dalla custodia.

Come immaginavo era scarica. Ho cercato il caricabatterie, l’ho inserito nella presa come un fumatore incallito può accendere una sigaretta dopo vari giorni di astinenza. Quasi mi tremavano le mani.

Il gioco era proprio quello che mi aspettavo.

Adesso è qui vicino a me, si sta lentamente caricando. Ci siamo ritrovati, non ci lasceremo più.

sabato, 24 luglio 2010

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Se

Se oggi fosse il 13 luglio 2010 di un mondo parallelo, giusto,

oggi Mauro si sarebbe svegliato alle 10.20,

avrebbe fatto la sua solita colazione mentre guardava i cartoni sul divano,

avrebbe preso del latte dalla sua tazza colorata,

avrebbe mangiato un Kinder Delice.

Se lui fosse stato più fortunato,

oggi Mauro, dopo la colazione,

avrebbe guardato i cartoni animati ancora per un po’,

avrebbe letto poi l’ultimo Topolino,

avrebbe riletto l’ultimo Paperinik,

avrebbe poi sistemato, per l’ennesima volta, tutti i libri e i fumetti in ordine cronologico.

Se le chemioterapie, i trapianti, le radioterapie, gli interventi avessero fatto effetto,

oggi Mauro, dopo aver sistemato i suoi libri,

avrebbe chiamato un suo amichetto per accordarsi,

avrebbe poi chiesto alla mamma di preparargli lo zainetto,

avrebbe indossato gli occhiali da sole (che gli piacevano tanto) e sarebbe andato a mare col suo amichetto.

Se i farmaci omeopatici, il cioccolato arricchito, lo yougurt avessero fatto effetto,

oggi Mauro, dopo essere sceso al mare col suo amichetto,

avrebbe fatto duemila tuffi,

avrebbe guardato Dragonball nella cabina del suo amico,

avrebbe aspettato, affamato, che io e la mamma fossimo arrivati alla spiaggia con il pranzo.

Se quella dannatissima cellula che per tre anni si è vigliaccamente nascosta nel suo ventre fosse morta, come muoiono milioni di cellule normali,

oggi Mauro, dopo aver pranzato al mare,

avrebbe continuato a giocare con i suoi amici e a divertirsi da matti,

avrebbe fatto il bagno con me (tanto per accontentarmi),

avrebbe detto «Ciao Pa’, ci vediamo stasera» quando fossi andato via per tornare al lavoro.

Se su questo cazzo di pianeta esistesse un cazzo di Dio buono,

oggi Mauro dopo aver fatto dieci volte il bagno, la merendina pomeriadiana e la doccia,

avrebbe atteso che il sole sparisse all’orizzonte per decidersi a tornare a casa,

avrebbe imposto alla mamma di chiamare degli amici per andare a fare una pizza,

avrebbe atteso il mio ritorno per andare in pizzeria con gli amici.

Se questo fosse un sogno e io stessi scrivendo, nel sogno, un mucchio di cazzate,

oggi Mauro, dopo aver mangiato la pizza con gli amici confabulando continuamente con loro,

avrebbe tirato tardi a chiacchierare con noi adulti pur di parlare con qualcuno,

avrebbe poi avuto una sana stanchezza e un sano sonno,

avrebbe infine chiuso la sua giornata addormentandosi facendo programmi per il domani.

E io sarei passato, come sempre, accanto al suo letto per guardarlo dormire e, baciandolo sulla fronte, gli avrei augurato la buonanotte.

«Buonanotte Mauro, siamo capitati nel mondo sbagliato tutti e due!»

mercoledì, 14 luglio 2010

Sessanta

Qualcuno mi disse: «Il peggio verrà dopo». Aveva ragione!

Gli echi si sono spenti, sopraffatti dal rombo dell’estate, delle vacanze, del divertimento, del mare.

La memoria della gente, come è giusto che sia, tende a sbiadirsi, a sostituire.

Domenica 5 luglio, il diario:

8,30 Paralyoc 500 mg + Atarax 25 mg

13,00 Temperatura 36,9°C

16,30 Paralyoc 500 mg + Atarax 25 mg

22,30 Sacca 1750 ml

0,00 Paralyoc 500 mg + Atarax 25 mg + Rivotril 5 gg

La giornata è trascorsa serena senza dolori, è un momento buono.

Oggi mi ha detto che intende scrivere altri capitoli del suo libro.

Mi ha anche mostrato un file intitolato “PENSIERI” nel quale vuole annotare tutti i pensieri che gli sembrano interessanti. Il primo (e ultimo) pensiero è questo:

«Il tempo è come un animale impaurito, finché lo guardi non si muove, ma come ti distrai lui fugge».

Ancora sessanta giorni, poi si spegne la luce, calano le tenebre. Finisce una vita, la vita continua. La vita continua.

Lunedì 5 luglio, il diario:

Spiaggia di Liscia Ruja, non c’è, non lo trovo, lo cerco, non lo vedo. Dove cazzo ti sei cacciato?

Mancano sessanta giorni o ne sono passati trecentocinque?

C’è un vuoto pauroso, abissale, insopportabile.

Il peggio è iniziato. Aveva ragione, come faccio?

mercoledì, 07 luglio 2010