Tristezza per favore va via

Tristezza per favore va via … cantava Ornella Vanoni in una celebre canzone.
Tanto per essere bastiancontrario io rivendico il diritto alla tristezza.
Sembra una sciocchezza, e forse lo è. Ma sento di doverlo precisare. Perchè, giorno dopo giorno, sento che quello che era quasi un dovere (è giusto e doveroso essere tristi per la morte di Mauro) è diventato poi solo un diritto (è normale che sia triste). Negli ultimi tempi poi, il mio diritto-dovere alla tristezza è stato ulteriormente declassato (ancora con questa storia triste? lo vuoi capire che è passato?) come inopportuno.
Ebbene NO! Mi rifiuto di accettare questo declassamento.
Quando capita – e capita spesso – sono triste, molto triste e anche molto incazzato per la morte di mio figlio. E lo voglio gridare, in prosa oppure in versi, cantando o recitando, a tutto il mondo. E a chi non va di sentirmi può benissimo farne a meno. Capisco e non mi da alcun fastidio.
Probabilmente i destinatari di questo messaggio non frequentano queste pagine. Sarebbe quasi una contraddizione. Ma io sono abituato a parlare alla luna, che non mi ascolta. Se pensassi che esiste, potrei anche dire che questo è il mio destino. Ma neanche con quello me la posso prendere poiché non sono sicuro che esso esista.
E giusto per finire in bellezza, anzi scusate in tristezza, si avvicina il Natale, tempo di grande tristezza.

Ma quando ti viene quella voglia di piangere pazzesca,
che proprio ti strizza tutto,
che non la riesci a fermare,
allora non c’è verso di spiaccicare una sola parola,
non esce più niente, ti torna tutto indietro,
tutto dentro, ingoiato da quei dannati singhiozzi,
naufragato nel silenzio di quelle stupide lacrime.
Maledizione. Con tutto quello che uno vorrebbe dire…
E invece niente, non esce fuori niente.
Si può essere fatti peggio di così?

Alessandro Baricco, da “Castelli di rabbia”

Sergio

Le notizie che mi erano giunte mi avevano indotto a una riflessione.

Il piccolo Sergio – così lo chiamerò pur non essendo il suo vero nome – sarebbe venuto a Sorrento, ma era molto nervoso.

Il fatto di non trovare Mauro ad attenderlo lo turbava molto.

Davo per scontato che tanti, soprattutto quelli più lontani, avessero matabolizzato la sua assenza. Ma lui evidentemente no. Come me.

Pensando al suo arrivo ho dovuto, ancora una volta, fare i conti con il passato.

Ero certo che, come tante altre volte, avrei incassato male, come un vecchio pugile sul viale del tramonto.

Sto cercando di decifrare ciò che è accaduto. Ma non ci riesco. Non riesco a separare le sensazioni, i sentimenti, le emozioni, che si sono miscelate nella mia mente come il palato non riesce a separare i gusti di ingredienti ben amalgamanti tra loro a formare un’ottima pietanza.

Né gli occhi appena velati di lucido, né l’improvvisa accelerazione del battito cardiaco hanno denunciato quanto stava avvenendo dentro di me. Ne sono contento. Non mi piace esternare, almeno non fuori da quì. Ho deputato questo blog a raccogliere le mie emozioni e preferisco che rimangano in questo contenitore, finchè servirà.

Comunque sia, Sergio mi ha regalato, insieme alla sua simpatia e al suo affetto, un viaggio, uno splendido indimenticabile viaggio indietro nel tempo.

Ho rivisto la zona trapianti, ho rivisto la stanza dell’autotrapianto, ho rivissuto una gita fuori porta nel caldo del mese di luglio. Una foto, tre ragazzini, anzi tre uomini.

Tre destini.

Ma servirà mai a qualcosa?

I capelli e l’avventura

Oggi mi sono ritrovato con i capelli bianchi. Per essere preciso, con i capelli più bianchi.

Sono invecchiato si dirà. Non è detto, o almeno non per forza.

Non sempre i capelli bianchi denunciano l’arrivo della vecchiaia.

Infatti non sono e non mi ritengo vecchio.

 

Però l’incanutimento mi ha indotto alcuni pensieri che finora non avevano mai occupato la mia mente.

Si tratta di questo: In realtà io chi sono? cosa voglio? dove voglio andare?

Sembrano le solite stupidaggini tipo Gigi Marzullo ma se provate a porvi questi quesiti potreste anche rivedere le vostre convinzioni, come ho fatto io questa mattina.

 

Ovvio che il fatto di essermi posto seriamente queste domande non implica che mi sia già dato delle rispote.

Credo che nei prossimi mesi sarò abbastanza impegnato alla scoperta di me stesso.

Sono veramente curioso di sapere qualcosa in più su me stesso, ma sono anche timoroso.

Non è detto che mi piacerà, e non è detto che sia pronto per lanciarmi in questa nuova avventura. Ma chi può dire di essere pronto a lanciarsi col paracadute?