Folletto dispettoso

Il tempo non è mai stato il mio forte. Non sono mai riuscito ad avere con lui un gran rapporto, ma oggi, neanche a parlarne.

Quando ero piccolo mi sembrava un vecchio con le spalle ricurve e la barba bianca, che si muoveva lentamente, troppo lentamente. Sembrava non passasse mai. In fondo mi sembrava giusto lamentarmi, volevo crescere, diventare grande, guidare il motorino, l’auto, lavorare, viaggiare.

Poi, crescendo, l’ho ritrovato dispettoso: quando mi occorreva scappava via come un folletto, quando invece non mi serviva, eccolo lì fermo, immobile, quasi a predersi gioco di me.

C’è stato in verità un momento in cui siamo andati daccordo. Daccordo proprio forse è esagerato, ma almeno ci siamo ignorati. Per me andava già bene.

Infine c’è stata la nascita di Mauro. Da allora siamo proprio diventati nemici.

Più che folletto era un demone che si nascondeva e fuggiva portando via con se la mia vita. Sì, proprio così, mi sottraeva la vita mentre, furbetto e insolente, correva, correva, correva.

Da allora non c’è più stata tregua. Gli eventi si sono susseguiti alla velocotà della luce e lui non c’era mai.

Mi infligge pene tremende, mi tortura, mi massacra. Che stronzo, il tempo.

Provate, solo per un instante, a immaginare quanto desiderassi rallentare il tempo dopo il 19 maggio.

Avrei voluto trattenerlo, carezzarlo, coccolarlo, per non farlo andare via.

Avrei voluto fermarlo, drogarlo, stordirlo per non farlo scomparire.

Avrei voluto catturarlo, incatenarlo, ingabbiarlo, per non farlo scappare.

Niente da fare!

E’ andato, dissolto, scomparso. E questa volta non ha portato con se solo la mia vita, ha portato via anche Mauro.

Eh sì, non ho con lui un buon rapporto, proprio no.

Oggi continua la sua opera di demolitore, usa la tattica della guerriglia.

Tento di acchiapparlo con le mani, ma restano vuote, come prendere le mosche. Poi, mi distraggo un attimo, e quando ci penso mi ritrovo ancora derubato.

Ma io gli sto dando la caccia. Sogno di acchiapparlo, e non certo per fermarlo, non più. Non mi occorre più che lo catturi e lo imprigioni per non farlo andar via.

Se oggi lo acchiappo lo costringo, con tutti mezzi che sono in mio possesso, a tornare indietro.

Ho grossi crediti con lui, sono disposto a regaragli tanto, ma almeno gli ultimi sei anni me li deve restituire.

martedì, 25 maggio 2010

19 MAGGIO

L’inizio della fine, il 19 maggio.

Questo Blog compie un anno.

Non posso permettere che questo giorno si spenga, accompagnato dal rombo del temporale che sta nascendo fuori dalla mia finestra, senza ricordare cosa significa per me questo giorno.

La notte è stata quanto mai tormentata, sia dai frequenti dolori addominali di Mauro, sia dalle fitte alla pancia che mi hanno accompagnato fino all’alba.

La giornata è calda, il sole è cocente già alle otto del mattino. Siamo appena tornati da Sorrento, dove siamo scesi per la morte di mamma. Dolori, dolori. Tutta una notte di dolori, suoi e miei.

Non c’è alcun dubbio su cosa fare: andare in ospedale.

Solita visita, soliti prelievi, poi una TAC in urgenza.

I dolori continuano. Gli fanno degli antidolorifici. Ci sistemiamo in una stanza in fondo al corridoio del Day-Hospital. Aspettiamo l’esito della TAC.

Ogni mezz’ora chiediamo se vi siano notizie. «No, nienta ancora.» è la risposta per tutto il pomeriggio. Mauro si è addormentato sul lettino. Sta rannicchiato in posizione fetale. Non ha parlato granchè per tutto il giorno, stanco e di cattivo umore, e poi i dolori.

Il tempo passa, il D.H. si svuota, siamo quasi soli oramai.

Poi il dottore del D.H. ci chiama e noi andiamo nella sua stanza. Mauro rimane solo nella sua stanzetta, nel dormiveglia, rannicchiato sul letto.

La TAC. Tutto l’addome è invaso dal tumore. Ne abbiamo uno grande sopra, alcuni più sotto, altri grandicelli a destra e qualche altro a sinistra.

E’ ufficiale: Mauro morirà tra breve. Morirà, morirà, deve morire. Oggi 19 maggio 2009 comunicato ufficiale: “Mauro muore”. Semplicemente muore, scompare dalla faccia della terra, non sorriderà più, non giocherà più con la sua PSP, non mi parlerà più.

Non basta. C’è anche una occlusione instestinale che deve essere rimossa in urgenza.

Ma come? Non deve morire? Si, deve morire. Ma con calma, non abbiate fretta. C’è adesso da rimuovere questa ostruzione. «Allertiamo la sala operatoria in urgenza.»

Col cazzo che allertate la sala operatoria. Se operazione deve esserci allora operazione sarà, ma a Poitiers. In modo che i traumi psicologici siano senza dubbio minori. «Si, avete ragione», ci dicono.

Sono le sette e trenta di sera del diciannove maggio. Mauro deve morire.

Inizia un nuovo mondo, con Mauro, ma senza di Mauro. E come cazzo morirà? Potrò tenerlo tra le mie braccia quando succederà? Soffrirà? Capirà? Glielo dobbiamo dire?

«Mauro, scusa se ti disturbiamo. Mamma e papà vorrebbero dirti una cosa, ma non aver paura non è nulla di grave. Sai Mauro, devi solo morire. Per carità niente di immediato, prenditela con calma. Vedi tu, tra qualche settimana, quando sarai pronto, quando sarai convinto, allora puoi pure morire.»

Come dannatissimo cazzo si fà ad accompagnare per mano il proprio figlio verso la morte. Cazzo, cadesse l’aereo sarebbe tutto più facile. Invece no, lo devi vedere soffrire, gonfiarsi, dilaniarsi, e poi morire. Che poi, tecnicamente, significa passare da uno stato in cui nel corpo c’è vita allo stato in cui il corpo di tuo figlio diventa solo un ammasso di cellule che stanno per andare in putrefazione. Un attimo, lunghissimo, in cui, insieme a lui, anche tu trattieni il respiro. Solo che il tuo riprende. (Oggi lo so bene come succede.)

Ora io devo andare di la, nella sua stanzetta, e carezzarlo, baciarlo sulla fronte, digli che dovremo di nuovo andare in Francia, con urgenza, per un altro intervento, il terzo in pochi mesi, il quinto in totale. Poi subito dopo devo sorridere, giocare con lui, distrarlo, tenerlo su di morale.

E i miei occhi? che cosa gli racconteranno? Sapranno racchiudere la verità dentro di loro stessi senza far trapelare nulla? Sapranno continuare a mentire?

Il momento più difficile sarà il primo sguardo. Quando entrerò nella sua stanzetta per parlargli dovrò stare attento ai suoi occhi. Dovrò essere una gran fottuto bastardo e mentire, mentire e mentire ancora, con le parole e molto, tanto, di più con i miei occhi.

Ecco, questa è una brevissima sintesi del 19 maggio 2009.

Il giorno in cui la mia vita è cambiata per sempre, il giorno in cui è iniziata la fine del mio mondo.

giovedì, 20 maggio 2010

Voglio parlare di loro

Questa sera non vorrei parlare di Mauro, non vorrei parlare di morte e non vorrei parlare di rabbia. Nonostante questo giorno segni momenti brutti, tra i peggiori della mia vita, questa sera voglio dedicare il mio post a delle persone, che forse non ne verranno mai a conoscenza, o forse sì.

Erano mesi che volevo parlare di loro, oggi non voglio più rimandare.

L’affetto degli amici ci ha sommerso e ci ha coccolati; però non sempre questo era quello di cui avevamo bisogno.

Sono convinto che, all’alba dell’otto settembre, trovandomi dall’altra parte della barricata, non avrei saputo cosa dire, non avrei saputo da dove ricominciare.

Nonostante le buone, anzi buonissime intenzioni, avrei finito anch’io per non saper cosa fare, ne sono certo. Da dove deriva la mia certezza? Dall’esperienza!

Ho vissuto vari «otto settembre» dall’altra parte della barricata e, pur stando male e pur sapendo, so di non aver fatto come avrei dovuto.

Con questo voglio dire che, prendendo spunto da una persona che stimo, non «faccio giudizio», non desidero e non intendo in alcun modo giudicare il comportamento di altri. Sappiano anzi che conosco e comprendo la difficoltà.

Tuttavia, in questa difficile – per non dire assurda – circostanza, queste persone, che, come tante, mi sono molto care, sono state, consapevolmente e non per caso, proprio ciò di cui avevo, anzi avevamo, bisogno; soprattutto in giorni veramente difficili. Semplicemente perfette, con leggerezza, con discrezione, con generosità, con amore.

Sono certo che, per quello che hanno fatto, non si aspettavano, e non si aspettano, gratitudine o riconoscenza. Sono entrati in punta di piedi nella nostra vita devastata e hanno messo, dove e quando è stato possibile, delle toppe.

Non desidero sdebitarmi, non saprei e non potrei farlo.

Volevo solo parlare di loro … e l’ho fatto.

lunedì, 10 maggio 2010

Con lui

5 maggio 2010.

Ancora un mese è passato da quel giorno, due settimane mancano al primo compleanno di questo Blog.

E’ presto per fare bilanci e non ne ho, soprattutto oggi, alcuna voglia.

Alcune osservazioni mi va di farle.

Che è morto Mauro è un dato di fatto, così come che ho perso mio figlio è un fatto scontato, ormai.

Che il sentimento che si prova per la morte del proprio figlio non è descrivibile in parole, scritte o dette che siano, l’ho verificato di persona, l’ho accertato, è così.

Che l’assenza di quel bambino, meglio ragazzo, dalla mia vita sia insopportabile, caro Blog, ne puoi solo prendere atto, nulla potrà cambiare questa situazione.

Quello che oggi, dopo otto lunghi mesi trascorsi in un attimo, sto provando, è la mancanza del mio migliore amico, del mio compagno di giochi, del mio complice quotidiano.

La scomparsa di mio figlio, l’ho avvertita alle 13,31 del 5 settembre. L’assenza del mio amico l’ho percepita nelle settimane successive. Oggi sento il senso di disperazione per il fatto che non ritorna. Io l’ho atteso, l’ho invocato, ma lui non c’è.

Mi sento umiliato, tradito dalla vita, la mia rabbia non porta a nulla, sono impotente, inerme. Sono in crisi di astinenza, lo devo toccare, odorare, nutrire, e soprattutto ho bisogno, necessità pura, della sua compagnia, del suo sguardo.

Così come un assetato non si salva con una bellisssima melodia, ma ha necessità di acqua per sopravvivere, io non posso nutrirmi a lungo del suo bellissimo libro, delle sue magliette, del suo ricordo: Ho bisogno di lui!

Sono stupido? Sono patetico? Chissenefrega! Non ho bisogno di aggettivi, ho bisogno di Mauro. Devo giocare con lui, andare a mare con lui, in bici con lui, in viaggio con lui, a scuola con lui, in montagna con lui, al ristorante con lui, in libreria con lui, a tennis con lui, dormire con lui, con lui, con lui, con lui.

 

“VAFFANCULO,

M’OCCAMMAMETE,

PIGLIONCULO,

CHI T’E’ MUORTO / STRAMUORTO,

FIGLIO DI PUTTANA,

TROIA,

ZOCCOLA,

BASTARDO,

STRONZO,

PUTTANA,

COGLIONE.”

 

Ti amo.

 

 

mercoledì, 05 maggio 2010