Magic Moments

Capita nel corso della propria esistenza di vivere dei momenti magici. Il più delle volte arrivano inaspettati e senza annunciarsi; travolgono come una marea senza dare neanche il tempo di rendersi conto. Si ci trova immersi in questa nuova condizione della quale si prende coscienza lentamente. Si rimane piacevolmente frastornati per un tempo più o meno lungo. Si passa dallo stupore iniziale alla, alla contentenzza, dalla paura che tutto finisca e sia solo un sogno alla gioia più profonda.
In genere non durano molto, sono proprio dei momenti; giusto il tempo che si possa realizzare quello che sta accadendo e poi scompaiono, si rifugiano di nuovo nel luogo magico e segreto dal quale sono venuti.
Per alcuni i momenti magici non arrivano mai, capita! Per altri invece succede almeno una volta nella vita, ed è bellissimo! Per altri ancora i momenti magici quasi si sprecano.
A chi è capitato di vivere uno di questi particolari momenti rimane un ricordo così piacevole, dolce, esaltante che ne vorrebbe ancora. Ma, se sono “momenti magici”, è proprio perchè di magico hanno il fatto che vengono da soli e non è possibile ottenerli con la propria volontà e le proprie azioni; se arrivano lo fanno quando vogliono e non c’è verso di cambiare il corso delle cose.
Capita a volte, nel corso della propria esistenza, di sentire un gran bisogno che giunga un momento magico, ed è proprio quando si sente questa necessità che, come  folletto dispettoso, il momento magico si nega. Anche quando sembra che vi siano tutte le condizioni propizie, quando si è lavorato tanto affinchè esso possa giungere, quando tutte le probabilità sono a favore della sua concretizzazione, niente: il “Momento Magico” si guarda bene dal farsi trovare.
Si può trascorrere una vita intera in attesa di un momento magico senza che questo giunga mai. La cosa importante è non smettere di sperare.

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Zio Tranquillo e il piano terra

Quando viene a mancare una persona cara, una di quelle che quando sei nato era lì, che è sempre stata presente per tutti gli anni della tua vita (e non sono pochi) e con la quale hai tessuto una densa rete di affetti, ebbene non puoi fare a meno di fare una serie di riflessioni.
La consapevolezza di non potergli più parlare, di non poterlo più abbracciare, di non sentire più la sua voce infonde un senso di sgomento: ti viene da dire “non è possibile!”.
La razionalità però prende il sopravvento e ti costringe ad accettare la sua assenza come una naturale conseguenza della vita stessa. Una vita, fortunatamente lunga, vissuta con il sacrosanto piacere di fare le cose nel modo e nel tempo desiderato. Una vita condivisa con una persona altrettanto bella, che ha visto aggiungere alla famiglia figli, nipoti e pronipoti. Io non avrei potuto desiderare di più.
Nonostante queste logiche osservazioni non riesco a scrollarmi di dosso quella dolorosa sensazione che sia venuta a mancare una parte delle mie fondamenta. Più ci penso e più vedo che piano piano stanno venendo a mancare i pilastri che hanno costituito le basi della mia vita affettiva dall’infanzia in poi. Sarà naturale, biologicamente corretto, e anche risaputo ma non riesco a non rattristarmi.
Il palazzo della mia vita perde le sue fondamenta pezzo dopo pezzo. Gli affetti si tramutano in ricordi che, per quanto piacevoli, rimangono pur sempre eterei.
Però la mia tristezza non finisce qui. Mi rendo conto di una cosa: l’edificio dei miei affetti non ha perso solo le sue fondamenta, ma anche i piani alti. E’ stato troncato durante la sua edificazione da un violento terremoto.

Alla fine, via le fondazioni, via i piani successivi, ci sono solo io, il piano terra.

Pianto

Pianto

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Per pianto si intende comunemente l’atto di produrre e rilasciare lacrime in risposta ad un’emozione, sia essa negativa (dolore), che positiva (gioia).
Queste due componenti, lacrimazione ed emozione, possono anche non essere compresenti.
Il piangere è stato definito come “un complesso fenomeno secretomotore caratterizzato dall’effusione di lacrime da parte dell’apparato lacrimale, senza alcuna irritazione per le strutture oculari”, in cui un collegamento neuronale tra la ghiandola lacrimale e le aree del cervello è coinvolto in un’emozione dapprima controllata. Si ritiene che nessun altro essere vivente oltre l’uomo possa produrre lacrime come risposta ai diversi stati emozionali, benché ciò non sia del tutto corretto per diversi scienziati.

Le lacrime prodotte durante pianti emozionali presentano una composizione chimica diversa dagli altri tipi di lacrime: contengono infatti un quantitativo significativamente più alto di ormoni prolattina, ormoni adrenocorticotropo, leu-enkefalina[4] (un oppioide endogeno e potente anestetico), potassio e manganese.

Non ho difficoltà a raccontare di quanto vorrei piangere e quanto invece non ci riesco. Sento dentro di me il ribollire incotrollato di sensazioni, ricordi, emozioni e rabbia che non riescono a trovare la loro naturale via d’uscita e si accumulano.

Vorrei poter piangere per liberare queste energie maligne e velenose che si addensano dentro di me. Vorrei poter piangere per liberarmi dei miei rimpianti, dei miei rimorsi. Vorrei poter piangere per ritornare un po’ bambino e godere della consolazione che il pianto sempre richiamava.

Ma non mi è possibile! Tutto resta compresso e si stratifica.

Vorrei piangere così tanto da lavare con le mie lacrime i miei errori, le mie distrazioni, le mie esitazioni.
Vorrei poter piangere e poi addormentarmi e al risveglio scoprire che era tutto un incubo.
Vorrei allora poter piangere di gioia.