Agosto, San Candido e il 5 settembre

Mancando pochi giorni alla fine di luglio i miei pensieri s’incupiscono. Si vede anche dall’esterno inutile nasconderlo!
Rimesto quasi ossessivamente nel bidone dei ricordi finchè, senza neanche troppa fatica, salgono a galla.
L’agosto 2009, San Candido, il 5 settembre.
E scusate se è poco!
L’incessante rombo di sottofondo della vita frenetica che mi scorre tutt’intorno non riesce a sopraffare le voci, le parole, gli odori, gli sguardi di un passato che non vorrei lasciare andare ma che invece affonda lentamente, ma inesorabilmente, nelle sabbie mobili dei ricordi.
Stamattina penso ai criceti e alla canottiera celeste (lo confesso questa canottiera mi angoscia davvero, ma non posso fare a meno di esserci affazionato).
A volte, stupidamente, mi chiedo come finirà tutto questo.
In fondo sono passati solo tre anni dalla morte di Mauro. Cazzo, tre anni!

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Disequazioni

Questa notte ho sognato una serie interminabile di disequazioni di secondo grado. La maggior parte erano pure e spurie.
Almeno le spurie hanno sempre delle soluzioni; le pure e le complete possono anche non averne: tutto dipende dal discriminante!
C’è qualcosa di imperfetto nelle disequazioni e quelle di secondo grado non fanno eccezione. Per non parlare degli intervalli. Quelli aperti poi … col loro senso di infinito che in fondo è anche indefinito, dispersivo. Hai la soluzione ma non riesci a contenerla.
Mi infastidisce sognare disequazioni.

E’ un po’ di tempo che non vado tanto daccordo con i miei sogni; come se andassimo su due binari diversi. Forse c’è qualcosa che cerco di dirmi, ma non trovo i sogni (le parole) adatti e quindi non capisco.

Finalmente ce l’ho fatta

Finalmente ce l’ho fatta. Sono riuscito a fermarmi per poter scrivere ancora.
Ho perso il conto dei giorni che sono trascorsi dallultima volta. Dopo avermi accompagnato per tre anni improvvisamente ho provato difficoltà a rivolgermi al mio caro, vecchio blog cui sono tanto affeizonato.  Cosa è accaduto per provocare questo momento di distacco non lo so. Ovvero sono accaduto molte cose, lo so. Oramai non ci faccio più caso; le “cose” si susseguono con una tale velocità ma non ci faccio più caso. Come se gli eventi “eccezionali” facciano invece parte di una normalità, che nella realtà tale non è.
Dopo tanti anni comincio a chiedermi se una vita normale mi sarebbe mai piaciuta, ma non mi è stata data la possibilità di scegliere quindi va bene così.
L’assenza prolungata non è stata causata da una distrazione da quello che da tre anni è il filo portante della mia vita. Semmai proprio il contrario. Una concentrazione così forte, fatta di ricordi, di profumi, di colori, di carezze che appaiono e scompaiono, si fondono e si dilatano.
Ecco, questo è il motivo: immersione troppo profonda nel mio mare intimo per poterne riferire con parole, per quanto significative, ma pur sempre solo parole.
Cosa è cambiato oggi? Non lo so, così come non so tante altre cose. So solo che sento il bisogno di riposare e lo posso fare solo qui, depositando parte dei miei pensieri, troppo pesanti, in questro scrigno di vetro.