Sera di primavera

Faccio fatica a capire che cosa significa davvero per me il fatto che tu, o lui – dipende da come affrontare la cosa -, quest’anno compirai diciotto anni. Per la verità neanche “compirai” è corretto. Meglio sarebbe dire avresti compiuto. Ma, ne ne rendo conto, è cosa nota che ho serie difficoltà ad ammettere che non ci sei più, almeno nella tua fisicità.
Comunque sono quasi diciotto anni e non riesco a valutarne la portata. Te ne sei andato senza spiegazioni lasciandomi prigioniero dei miei sogni e delle mie paure.
Quanto temevo l’adolescenza e quanto l’aspettavo. Il liceo, gli esami, la fidanzata. Perfino lo scontro generazionale, inevitabile alla tua e alla mia età, mi avrebbe fatto sentire felice. E invece eccomi qui, in una fresca sera di primavera, a vaneggiare, da solo. Senza preoccuparmi perché non sei ancora rientrato, o perché magari non hai studiato abbastanza.
E riverso parole e pensieri sul mio divano verde a strisce aspettando un diciottesimo compleanno che non arriverà mai.

Ossigeno?

È un’assenza sempre più pesante. Anzi schiacciante. È possibile distrarsi, ma non sottrarsi. Ma dopo è anche peggio.
Un vago sentore ce l’avevo ma, fino a quando non ci sei sotto, non riesci a valutare la fatica che si fa a sostenere tale peso.
Lo sforzo è vano e molte volte, sempre più, si vacilla, si arranca.
Anche pigiare sulla tastiera diventa faticoso. Allora solo il sonno, o sogno, può ristorare.
Poi discutiamo, discutiamo, discutiamo. Ma di che discutiamo se poi sbattiamo sempre con la testa nel muro?
Poi ci proviamo, ci riproviamo e ci proviamo ancora. Solo vecchi scarponi e lattine infangate rimangono nella rete.
Ancora uno sforzo, ancora pazienza, ancora speranza, ancora un appiglio alla parete dei ricordi.
Una boccata di ossigeno? Magari.

Disequazioni

Questa notte ho sognato una serie interminabile di disequazioni di secondo grado. La maggior parte erano pure e spurie.
Almeno le spurie hanno sempre delle soluzioni; le pure e le complete possono anche non averne: tutto dipende dal discriminante!
C’è qualcosa di imperfetto nelle disequazioni e quelle di secondo grado non fanno eccezione. Per non parlare degli intervalli. Quelli aperti poi … col loro senso di infinito che in fondo è anche indefinito, dispersivo. Hai la soluzione ma non riesci a contenerla.
Mi infastidisce sognare disequazioni.

E’ un po’ di tempo che non vado tanto daccordo con i miei sogni; come se andassimo su due binari diversi. Forse c’è qualcosa che cerco di dirmi, ma non trovo i sogni (le parole) adatti e quindi non capisco.

La mongolfiera

Qualcuno, con sincero affetto, mi ha rimproverato di non saper tenere i piedi per terra.

E’ vero. Ci ho pensato, a lungo.

Ho stabilito, al termine delle mie riflessioni, che è vero, maledettamente vero.

O meglio è vero quando si tratta di ben determinati argomenti, ai quali mi ritengo – e sono – estremamente sensibile.

Non c’è ombra di dubbio. Quando qualcosa si muove nella melmosa palude in cui vivo, risucchiato in basso dalle viscide sabbie mobili dei ricordi – di quello che è stato e di quello che avrebbe potuto essere – allora, con uno slancio eseguito con insospettabile agilità, spicco il volo sulla mia mongolfiera colorata, sempre pronta a levarsi in alto.

E volo … volo … volo.

E più volo, più si alimenta la fiamma che sostiene la mia mongolfiera colorata. E più la fiamma è grande e più volo in alto.

Sono riconoscente a chi mi ha indotto a queste riflessioni perché mi ha dato l’opportunità di prendere coscienza della mia propensione al volo.

E mi piace. Mi piace essere così.

Mi piace librarmi in volo e guardare il mondo dall’alto, mi piace salire in alto, molto in alto, tanto in alto da entrare nella zona dell’atmosfera dove risiedono i sogni.

Mi piace volare tra i sogni. Mi piace perché nella «sognosfera» – così si chiama quella zona del cielo – non valgono le regole che ci sono giù.

Nel mondo dei sogni i bambini non si ammalano e neanche muoiono e forse neanche gli adulti. Vi chiederete allora che succede, si vive per sempre? No, ma non è che si muore proprio del tutto. Quando uno si è stancato di stare lì si allontana per un po’ di tempo, come se andasse in vacanza, una vacanza più o meno lunga, poi, quando sente nostalgia dei suoi cari, ritorna ed è più felice di prima.

Nella sognosfera non ci sono ospedali, ma soltanto case particolarmente comode e attrezzate dove i bambini possono nascere vivi, belli, sani e robusti.

Lì in alto non succedono terremoti, maremoti, uragani e, pensate un po’, neanche incidenti stradali, ferroviari e aerei.

In quella zona del cielo non ci sono nemmeno le prigioni perché non ci sono criminali, malfattori e assassini.

Che noia penserete. E invece no, perché comunque a qualcuno viene in mente di rubare o di fare del male ma quando ci prova gli succedono delle disavventure gigantesche e paradossali – quasi come in un sogno – per cui non solo non riesce a delinquere ma le innocue disavventure che ne seguono fanno divertire tutti gli altri tanto da farli ridere a crepapelle.

Una categoria di persone che però manca proprio sono pedofili. Quelli stanno tutti in un’altra zona dell’atmosfera dove risiedono gli incubi.

Anche io ci sono stato qualche volta, e non con la mia mongolfiera, ma non mi va di parlarne.

E così va la mia mongolfiera tra sogni, nuvole e allegria.

Chissà però perché poi succede sempre la stessa cosa: la mongolfiera si buca e io e lei veniamo giù di botto.

Non ho paracadute, non ho motori si riserva, non ho i trucchi magici del mondo dei sogni.

Cado, anzi precipito, a velocità pazzesca da tutta l’altezza alla quale sono stato capace di arrivare.

E così ritorno con i piedi per terra.

Anzi, così ripiombo nella palude vischiosa e appiccicosa dei ricordi che intanto è diventata ancora più densa e più estesa perché si è arricchita dei ricordi dell’ultimo volo.

Così è stato anche dopo l’ultimo volo, e l’ultimo tonfo.

Dovrei aver imparato la lezione … e invece no!

Per quanto doloroso, per quanto sconquassante, per quando devastante possa essere l’impatto con il suolo non potrà mai superare il piacere e la gioia di staccare i piedi da terra e volare, volare in alto, nella zona alta dell’atmosfera dove si trovano i sogni.

Addio sogno di mezz’estate.