Ti vedrei

Ti vedrei avanzare rumoreggiante, circondato, come sempre, dai tuo amici.
Ti vedrei mentre ti tocchi quella peluria sul viso che sta prendendo le sembianze di una barba,
che ancora non puoi  tagliare ma ne vai orgoglioso.
Ti vedrei passeggiare con quelle due ragazze, sorridere,
canzonarle e poi abbracciarle per farti perdonare.
Ti vedrei poi discutere animatamente di calcio con gli altri ragazzi,
sì, perché nel frattempo saresti diventato un esperto di calcio.
Ti vedrei sedere al bar e prendere una bibita con loro e parlare del liceo,
degli insegnanti, e dell’esame che verrà.
Ti vedrei indossare un jeans a vita bassa, troppo bassa per i miei gusti,
con delle orrende scarpa da ginnastica tutte colorate che vanno tanto di moda.
Ti vedrei, per la prima volta, con i capelli lunghi, come non li hai mai portati.

E starei a guararti per ore e ore, nascosto dietro una siepe,
piuttosto che dietro un’auto.
Mi accontenterei di guardarti ancora una volta
e poi potrei smetterla.

 

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Aliti di primavera scuotono il fondo

Ricordi, emozioni, passioni e dolori,
finora sedimentati sul fondo dalla pressione del freddo inverno,
si scuotono, si liberano e ribollono,
improvvisamente alimentati da fiamma imponente.

Salgono a galla e di nuovo sprofondano
in una disordinata danza verticale
nella quale vengono trascinati loro malgrado.

E le passioni si fondono ora con i ricordi,
ora con le emozioni.
E i dolori s’aggrappano alle emozioni
fino a coprirne l’intera superficie.
E i ricordi si frantumano in mille e mille piccole bolle
per poi riunirsi e frantumarsi ancora.

Formano tutt’insieme un amalgama variopinto
che sprigiona vapori densi, a tratti dolci a tratti aspri.
E questi si diffondono inarrestabili e
violano dirompenti le barriere, fino all’interno.
E accelerano il sangue nelle vene
e stordiscono, confondono e ottenebrano come
venefica droga.

(22 aprile 2012)

Le strade ordinate del sabato pavese

Corre veloce il mezzo,
fendendo il traffico del sabato sera
come fosse burro grazie alla lama della sua sirena.
Le ritmiche luci blu mandano dal tetto lampi ondeggianti
sui palazzi festosi che scorrono nel finestrino.
Le luminarie natalizie si confondono, con i loro puntini colorati,
tra le gocce di pioggia, piccoli diamenti sul vetro,
formando un universo allegro e scintillante.
Disteso sul lettino giaci dolente esterrefatto,
stringi incredulo la mia mano grande.
Mi guardi ponendo mille silenziose domande
mentre insieme viaggiamo verso l’inizio della nostra storia.

Cammina lento il mezzo,
serpeggiando tra le strade ordinate del sabato pavese.
Non ha fretta d’arrivare, non chiede il passo col fragore della sirena.
La luce forte del sole estivo appiattisce le ombre e sbiadisce i colori.
Disteso sul lettino giaci stanco, immobile.
Stringo incredulo la tua mano fredda.
I tuoi occhi mi fissano tristi e non aspettano risposte.
Insieme andiamo mesti verso la fine della nostra storia.

Storia che inizia e finisce con un’ambulanza.