Aspettare ?!?

Aspettare, invecchiando, che le cose peggiorino?
È un problema, e i problemi vanno affrontati. Magari anche non risolti quando è difficile o impossibile.
Ma quando? Come?
Osservare migliaia di immagini con scientifica rassegnazione ma senza alcuna traccia di comprensione, aiuta?
Memoria, in manutenzione continua, oramai ridotta a rettangolari tessere variopinte che ne caratterizzano la regolare struttura pixelata. Ecco in cosa si tramuta un amore, come altri, come tanti, tanti altri milioni di amori, ma assolutamente unico.
La soluzione dev’esserci! C’è quasi sempre una soluzione.
Ma bisogna essere consapevoli di quello a cui può portare.
La consapevolezza è una cosa complessa. Attraversa numerosi strati di coscienza fino a giungere nel profondo subconscio laddove le regole sbiadiscono diluendosi nella libertà della natura umana. In quell’area, ancora sconosciuta, i pensieri, i desideri, le paure, le angosce e le gioie vagano liberamente come puledri in lungo e in largo per le immense praterie del possibile e dell’impossibile.
È proprio sicuro che si vuole andare alla ricerca di una soluzione?
O aspettare, invecchiando, che le cose peggiorino, spostando periodicamente le tessere variopinte?

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The day after

“The day after”, la pace dopo la tempesta. Più che la pace, il silenzio.
Silenzio di morte, di incredulità, di muta disperazione.

Così è il giorno dopo. Muto. Muto come un film in bianco e nero di Charlie Chaplin.
Come se il silenzio, il parlare a bassa voce, potesse magicamente esorcizzare gli eventi, annullare le ultime ore, giorni, mesi. Come se potesse, il silenzio, riportarlo in vita facendo riprendere le ritmiche pulsazioni del suo piccolo cuore. Come se il silenzio potesse riavvolgere la pellicola spezzata del film. Ma non è mai così!

Se possibile, il giorno dopo è anche peggio.

Ti vedrei

Ti vedrei avanzare rumoreggiante, circondato, come sempre, dai tuo amici.
Ti vedrei mentre ti tocchi quella peluria sul viso che sta prendendo le sembianze di una barba,
che ancora non puoi  tagliare ma ne vai orgoglioso.
Ti vedrei passeggiare con quelle due ragazze, sorridere,
canzonarle e poi abbracciarle per farti perdonare.
Ti vedrei poi discutere animatamente di calcio con gli altri ragazzi,
sì, perché nel frattempo saresti diventato un esperto di calcio.
Ti vedrei sedere al bar e prendere una bibita con loro e parlare del liceo,
degli insegnanti, e dell’esame che verrà.
Ti vedrei indossare un jeans a vita bassa, troppo bassa per i miei gusti,
con delle orrende scarpa da ginnastica tutte colorate che vanno tanto di moda.
Ti vedrei, per la prima volta, con i capelli lunghi, come non li hai mai portati.

E starei a guararti per ore e ore, nascosto dietro una siepe,
piuttosto che dietro un’auto.
Mi accontenterei di guardarti ancora una volta
e poi potrei smetterla.