Il porto, la primavera

In una città di mare, non saprei dire quale ma potrebbe essere Trieste, Genova o anche Palermo o perché no? Napoli, un uomo sta camminando sul marciapiede che costeggia una parte del porto. La giornata è bellissima, di quelle che solo una primavera mediterranea è capace di sfoggiare. L’uomo cammina lentamente guardando alla sua destra, attratto dal mare che sta oltre la barriera di limitazione della zona portuale che assomiglia a un cancello, con i tondini di metallo accostate l’una all’altra. In quel punto il mare, completamente piatto perchè interno al porto, arrivava fin quasi sotto il marciapiede infragendosi su blocchi di rocce calcaree.
Camminando, camminando giunge in un punto in cui gli scogli lasciano il posto a uno scivolo di cemento, di quelli che servono per tirare su o calare in acqua le barche; ovviamente quelle piccole. Proprio in quel momento due pescatori stavano tirando una barca in egno fuori dal mare. Stavano adoperando un argano di quelli fatti apposta per questo tipo di operazione.L’uomo si sofferma a guardare i due pescatori indaffarati attorno alla piccola imbarcazione, si accosta alla cancellata e rimane immobile.
L’aria tiepida primaverile, il profumo del mare e i colori che il sole riesce a rendere vivaci, caldi e accattivanti non riescono a donare neanche un briciolo pace all’uomo. Eppure lui la desidera, la brama, la cerca. Ma invano.
Per un attimo gli sembra che quella scena possa portare in lui qualche scheggia di serenità ma è solo pura illusione. Proprio in quel momento sente una mano posarsi sulla sua spalla. Si volta di scatto: è un altro uomo, più anziano. Abbastanza più anziano da poter essere suo padre.
Il suo viso è perfettamente rasato, i suoi occhi verdi sono vivaci, i suoi capelli sono brizzolati. La sua espressione è gioviale, ispira simpatia grazie a un sorriso accattivante. L’uomo anziano indossa un vestito di colore blu la cui giacca è di taglia leggermente più grande di quanto dovrebbe. La camicia bianca non è chiusa da una cravatta.
I due si guardano negli occhi senza parlare, poi anche l’anziano si accosta alla barriera per guardare i pescatori e la barca.
La luce che emana il suo viso sembra avere un enorme potere rilassante, una straodinaria capacità di scardinare le porte che costringono all’interno le emozioni.
Dopo poco il primo uomo, quello più giovane, sente montare una incontenibile marea che proviene dal suo interno. Non riesce a comprendere cosa gli stia accadendo, ma non riesce a contenerla. Una ridda di emozioni s’impadronisce della sua mente e del suo corpo. Appoggia la testa sulla spalla dell’uomo più anziano che gli sta accanto. Le lacrime gli sgorgano copiose, prima causando intenso dolore poi divenendo esse stesse un lenitivo.
L’uomo, sollevando leggermente il capo, sussurra: “Come sono infelice!”

2012 in review

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