Aliti di primavera scuotono il fondo

Ricordi, emozioni, passioni e dolori,
finora sedimentati sul fondo dalla pressione del freddo inverno,
si scuotono, si liberano e ribollono,
improvvisamente alimentati da fiamma imponente.

Salgono a galla e di nuovo sprofondano
in una disordinata danza verticale
nella quale vengono trascinati loro malgrado.

E le passioni si fondono ora con i ricordi,
ora con le emozioni.
E i dolori s’aggrappano alle emozioni
fino a coprirne l’intera superficie.
E i ricordi si frantumano in mille e mille piccole bolle
per poi riunirsi e frantumarsi ancora.

Formano tutt’insieme un amalgama variopinto
che sprigiona vapori densi, a tratti dolci a tratti aspri.
E questi si diffondono inarrestabili e
violano dirompenti le barriere, fino all’interno.
E accelerano il sangue nelle vene
e stordiscono, confondono e ottenebrano come
venefica droga.

(22 aprile 2012)

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Mauro, Mauro e Franco

Avrei voluto essere capace di dirti qualcosa. A te, a Franco il papà di Mauro. Avrei voluto avere qualcosa da dire a me stesso.
Ma la rabbia, a me già nota da tempo, intasa i pensieri, li gonfia e poi li sparpaglia.
Ancora una volta mi sono trovato al cospetto di una bara dentro cui c’era un ragazzo: una delle tante vittime innocenti di questa iniqua guerra.
Quanto può essere influente il fatto che ancora una volta nella bara ci fosse Mauro, Mauro Di Maio? Poco, non nulla, ma poco.
Quello che davvero ha scatenato ancora una volta la mia rabbia con quella veemenza che ho tante volte sperimentato e che non ho mai domato, non è né il nome né il cognome.
Conta solo il fatto che un ragazzo che conoscevo, del quale ho seguito tutta la storia, il figlio di un amico, di un caro amico di antica data, il figlio di due splendide persone, è stato sopraffatto combattendo ad armi impari contro un nemico tanto spietato e feroce quanto cattivo e affamato di vita. Mauro come Mauro. L’elenco si allunga: Mauro come Vittorio, come Paolo, come Giuseppe, come Marika, come …
Oltre il danno, come sempre, anche la beffa: non saper cosa dire. Un abbraccio, un bacio, una carezza: cazzate!
Conta il fatto che un ragazzo che stava costruendo faticosamente la sua giovane esistenza con grandi sofferenze, con tante umiliazioni, con sforzi sovrumani, nel momento in cui si riaffaccia alla soglia della vita normale viene stroncato, travolto da uno tsunami che non lascia scampo e che porta via tra le onde assassine affetti, amori e la stessa vita.
Poiché l’ho già sperimentato, posso dire che non è solo un problema di dolore e di rabbia ma è un vero e proprio problema di fondamenta: una famiglia intera viene sconvolta dalle fondamenta. Vibra, vacilla, s’indebolisce.
E’ qui che deve venir fuori lui: Mauro. Mauro legante, Mauro cemento, Mauro pilastro.
Il peggio non è adesso caro Franco. Ora sei tramortito, sei preda di una dolore così forte che anestetizza i pensieri e i sentimenti. No, il peggio verrà. Inesorabile!
Quando ti sveglierai al mattino e impiegherai qualche secondo per renderti conto che LUI non c’è più. Quando ti renderai conto che tutte le energie della tua giornata non serviranno per LUI. Quando ti ricorderai che hai dimenticato di dirgli qualcosa. Quando ti siederai a tavola e il suo posto rimarrà vuoto. Quando qualcuno ti dirà “La vita deve andare avanti” e ti gireranno i coglioni fino a farli schizzare in aria (per favore dagli un calcio nei denti da parte mia anche). E così passeranno i mesi, gli anni.

E sarà sempre così, credimi.

Mi dispiace di non averti detto qualcosa di consolatorio, non so se lo aspettavi. Benvenuto all’inferno, dove si sopravvive.

Il tuo amico sincero.