Boarding pass

Ultimo Viaggio

Una breve vita, ma vita da viaggiatore. Culminata con un ultimo viaggio da Poitiers a Lyon e da lì a Milano.

14 giugno 2009

Ore 17.00 circa. Ci imbarcammo su un piccolo aereo regionale che ci avrebbe portati a Lione.

C’erano solo visi tristi in quel piccolo aerporto, nonostante il misero tentativo di dissimulare la rabbia, l’impotenza, il senso di sconfitta e lo smarrimento che si erano impadroniti di noi.
Falsi arrivederci che tutti sapevamo essere addii. Ognuno di noi andava verso un destino tanto noto e tanto sconosciuto.

Nuove strade sarebbero state battute nelle settimane a venire. Nuovi limiti sarebbero stati varcati. Limiti oltre i quali non sarebbe più stato consentito ritorno.

La carta d’imbarco gli assegnava il posto 6C.

Salendo sulla piccola scaletta ci voltammo indietro a fare un ultimo saluto con la mano, con gli occhi velati dalle lacrime che non potevano e non dovevano sgorgare.

Esternazione estemporanea

La cosa più sensata sarebbe quella di interpretare gli eventi. Analizzare ciò che accade e trarne conclusioni.
Per fare questo però bisognerebbe astrarsi dalla propria vita, mettersi in disparte e osservare a distanza, prendere il tempo necessario per capire.

Ma non è possibile! L’unica cosa possibile è andare avanti, combattere, arrangiarsi magari annaspando, ma non fermarsi.
Però è necessario cercare di capire, sforzarsi, sforzarsi e sforzarsi ancora.

La cosa più sensata sarebbe valutare tutte le possibili soluzioni ai vari problemi e fare le scelte più ragionevoli.
La cosa più sensata sarebbe prendere atto delle condizioni al contorno e agire di conseguenza con la determizazione della saggezza.

Ma per mia sfortuna (o fortuna) non sono ne saggio ne ragionevole.
Fine della esternazione!

Il teatro della vita

Tutt’è da che lato si guarda lo spettacolo.
Gli spettatori vedono quello che si vuole fargli vedere attraverso la cornice del sipario. Con esso si apre la finestra su un mondo diverso in cui si svolgono fatti che non appartengono alla loro vita e che svaniranno non appena le luci si spegneranno e calerà di nuovo la tenda.
Quelli che stanno dietro le quinte vedono un’altra cosa. Il loro mondo è costituito da abiti da cambiare velocemtne, da scene fittizie dipinde su leggeri compensati, da spostare rapidamente, da corde, luci, ombre, voci, suoni. Loro vivono in quel mondo, vi appartengono e ne condividono gioie e dolori.
Infine ci sono gli attori. Gli attori vivono lo spettacolo in un modo ancora diverso. Sono dentro al mondo di cui si narrano le vicende, ne sono protagonisti. Recitano la loro parte ma non possono sapere quello che vedono gli spettatorio e neppure quello che vedono quelli che lavorano dietro le quinte. Però vedono nella platea le facce degli spettatori e guardano consa accade dietro le quinte.
Ognuno di questi tre soggetti osserva la stessa scena ma vede cose diverse.
A volte mi chiedo a quale dei tre mondi appartengo.

Considerazione catalana

Più si va avanti e meno c’è da perdere quando si è perso tutto prima, quando la tua storia finisce con te.
L’eterna speranza di sopravvivere a se stessi si frantuma come fragile cristallo. La forza vitale che ci spinge e che ci alimenta in tutte le piccole o grandi cose che facciamo si spegne lenta come la forza fisica, che viene progressivamente a mancare. La volontà, l’ardore, l’amore, la caparbietà non bastano, non servono.
Il cielo terso catalano schiarisce i pensieri. Si sente la stanchezza di una strada in salita, forse troppo.

Staremo a vedere.