Solstizio d’inverno

Oggi è il 21 dicembre, il giorno più corto dell’anno. Un punto di svolta, il giro di boa. Stranamente oggi comincia l’inverno eppure da oggi in poi le ore di sole saranno sempre di più e ci condurranno verso l’estate.
Tra due giorni sarà il ventitré dicembre. Ancora un punto di svolta. Un ventitré dicembre di alcuni anni fa, diciassette per la precisione, la mia vita ebbe una di quelle svolte epocali. Nulla è stato più come prima da quel giorno in poi. Ogni anno il ventitré dicembre è ancora un punto di svolta. Più propriamente lo definirei un’esplosione di mille opposte emozioni, un’eruzione di un vulcano. Violente, crudeli, amare ma anche tenere e delicate emozioni. E ogni anno queste esplosioni di emozioni rinnovano un gioia e un dolore che non riescono a trovare definizioni nelle parole.
Mentre scrivo ho consapevolezza di quanto sia legato ad un passato che ormai è … passato!
Ma tale consapevolezza non mi da l’energia per poter spezzare il circolo vizioso che lega la mia esistenza a quella incenerita di Mauro.
Sono certo che verrà il momento, ed è giusto che sia così, in cui lo lascerò libero. Libero di veleggiare senza l’oppressione del mio amore che non trova il suo riscontro.
Verrà il giorno in cui mi renderò conto, mi abituerò, mi convincerò di non avere più un figlio, di non avere più Mauro, di non avere più un ventitré dicembre.
Per il momento vivo ancora nel mio mondo passato.
AUGURI MAURETTO

The bomb

Quando cade la bomba l’effetto è devastante. Dietro di sé lascia solo macerie, e nient’altro.

La prima sensazione è di disperazione.

Non che dopo passi facilemente, ma all’inizio è peggio. Successivamente si cerca di recuperare qualcosa, si va alla ricerca delle cose poco danneggiate. Qualcosa si trova e si mette da parte nel tentativo di ripristinarle. Poi si comincia a scavare nelle macerie. Si scava, si scava. E più si scava e peggio si sta. Macerie, macerie e nient’altro che macerie. Tra le polvere delle macerie si riconoscono brandelli della vita appena svanita. Ma non c’è la forza neanche di disperarsi ulteriormente.

I detriti andrebbero allontanati, quasi per sterilizzare l’area, perchè dopo un po’ di tempo diventano tossici. Ma non è facile. Si ci affeziona anche ai detriti.

Il tentativo di riscotruzione è d’obbligo, necessario.E’ saggio.

Ed è proprio durante il tentativo di ricostruzione che il dolore passa da una forma nebulosa, violenta, incontrollabile ad una forma strutturata. Ti penetra dentro, si insinua come un cancro nelle cellule e lì permane e si alimenta e diventa sempre più struttura stabile. Si ci affeziona quasi al proprio dolore. In genere però non è cosa buona.

Se poi, mentre si ricostruisce arrivano altre bombe, la cosa diventa difficile. Riprendere daccapo tutto il faticoso lavoro, neanche terminato, richiede una dose di forza e di pazienza veramente infinita. Ma si può tentare.

Quando anche le polveri della seconda, o terza, esplosione si sono depositate si può provare a ragionare, a progettare, a pianificare.

Ma perché?

Forse è meglio non porsi troppe domande, fanno perdere tempo e forza.

Un profondo respiro … e di nuovo le mani nelle macerie.