Una grotta

Una grotta per rifugiarsi, leccare le ferite e riprendere fiato. A correre troppo e per tanto tempo si rimane senza.
È troppo tempo che corro, dovrei fermarmi, dare ossigeno ai polmoni, riposo alle gambe.
Come un treno in corsa vedo scorrere il paesaggio fuori dal finestrino. Ma no! Non è il paesaggio è il film. Scenari di un videogioco si susseguono: speranze, rimpianti, illusioni, delusioni.
Gli attori si tramutano in piatte figure disegnate sulla celluloide che si animano al mio passaggio, per poi immobilizzarsi in attesa del prossimo turno.
Gli alberi sono rinsecchiti, eppure è primavera. Il cielo è grigio, l’aria umida, la luce è fioca. Eppure siamo ancora lì, io e te. A guardarci sembriamo due scemi. E invece portiamo, pur senza mostrarlo, il nobile sigillo della purezza che ci tiene legati indissolubilmente. Non servono i, sempre più rari, tentativi di spezzare le catene. A che servirebbe poi?
Quando sale la marea a nulla vale legarsi più stretti alle bitte. Meglio lasciarsi cullare, pur sapendo che si finisce in mare aperto.
Ci vorrebbe una grotta, con un giaciglio. La notte è lunga e fredda, e sono in affanno.

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