Ultimo dell’anno

Oggi è il 31 dicembre del 2015.
Ancora una volta sono qui seduto davanti al computer, al mio iMac 27″ che Mauro ha potuto solo vedere per pochi minuti a casa di un amico e che avrebbe tanto voluto avere. Ma questa è un’altra storia.
Dicevo che sono qui per scrivere ancora una volta. Desideravo farlo già da qualche giorno, per la precisione dal giorno del suo compleanno. Ma non ce l’ho fatta. Troppi pensieri (inutili), troppe cose da dire (che non interessano a nessuno), troppa confusione nella mia testa.
Ma adesso sono qui e cercherò di riassumere a mio unico ed esclusivo beneficio il groviglio di emozioni e pensieri che si addensano nella mia testa.

1) Il suo compleanno. Diciotto anni (brrrr mi vengono i brividi solo a scrivere questo numero). Diciotto anni avrebbe avuto Mauro adesso se fosse sopravvissuto a quella merdosa malattia. Forse avrei conosciuto la sua fidanzata, forse avrebbe avuto la barba lunga, forse avremmo avuto feroci discussioni su un improbabile taglio dei capelli con cresta (non ci credo). La cosa più importante è che avrei potuto parlarci e abbracciarlo. Gli abbracci, lo ammetto senza pudore, sono quelli che mi mancano di più. Lo abbracciavo spesso e lui sopportava con pazienza sapendo che ne avevo un bisogno vitale, possiamo dire come se fosse una droga di quelle buone, di quelle che non fanno male. Anche quest’anno si conclude senza che io abbia potuto abbracciarlo è questo mi rende molto triste (cosa di poco rilievo) ma anche molto incazzato, deluso, amareggiato, rabbioso e sciroccato. Ma questo è quello che mi tocca e non ci posso fare niente.
Per quanto riguarda il parlarci invece la faccenda è più complessa. Infatti, parlare significa tutto o nulla, dipende da cosa si intende. Io la intendo come discutere con lui di politica, di ambiente, della nuova avventura che stiamo per affrontare (adesso non è momento di specificare, non ne ho voglia, magari in un’altra occasione), della scuola, delle sue prospettive per il lavoro, dell’ISIS e dei suoi attentati, delle religioni, dell’economia. Insomma parlare con lui come faccio con tutti i miei amici o almeno con quelli con i quali c’è una condivisione di vedute, di affetti, di filosofia di vita. Ecco, il suo compleanno mi ispira questi e altri pensieri che, ripeto, più che tristi sono proprio incazzati neri. Servisse a qualcosa, anche su questo mio blog-rifugio mi dilungherei in articolate sequenze di bestemmie che però non servono quindi me le conservo per i momenti peggiori.

2) Mi sto facendo «anziano». Ognuno interpreti questo aggettivo nel senso che preferisce. Per me significa avanti negli anni senza una discendenza che si possa prendere cura di me, di noi (io e Vera). Senza una prospettiva, senza futuro. Ecco, sono stato derubato del futuro. Senza avere un obiettivo tipo faccio questo per lasciarlo a lui, compro una casa per lui, ecc.. Insomma, devo per forza pensare solo a me (noi) senza avere l’onere di dover pensare al suo futuro. Magari qualcuno se ne lamenta, ahhhhh. Mi sento come uno dei tanti risparmiatori della Banca dell’Etruria i quali hanno investito tutto quanto possedevano in un istituto e poi dalla sera alla mattina si sono ritrovati senza un soldo. Io ho investito tutte le mie risorse affettive, umane, genitoriali, esistenziali ecc. in lui e oggi mi trovo nel vuoto più assoluto. Fanculo! (qui ci voleva proprio)

3) Più tempo passa e più mi incazzo perché (non mi interessa se non capite quel che significa) non mi sento genitore. È una sensazione così bella, estasiante, gratificante, esaltante, inebriante che il non provarla più mi fa star male. Più di quanto si possa vedere o intuire.

Buon anno a tutti e anche a te Mauretto

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