Supermercato

L’altro ieri mi trovavo per lavoro a Manfredonia e, dovendo comprare alcune cose, ho fatto una piccolissima deviazione dalla superstrada che conduce a Foggia per entrare in un centro commerciale.

Finalmente, grazie a questa deviazione, ho trovato lo spunto per parlare del mio rapporto con i centri commerciali.

Premetto che come istituzione non mi piace. Li trovo spersonalizzanti e penso che, a fronte di un indiscusso risparmio per i clienti, producano un progressivo depauperamento, anche culturale, dei centri storici. Di certo provocano una inarrestabile invasione di negozi di abbigliamento che sopprimono e soppiantano le vecchie botteghe artigiane: i salumieri, i verdurai, i macellai e così via. Con la sparizione di questa attività si perde anche il piacere del rapporto umano tra commerciante e massaia. Ci si accontenta della fiumana di persone che il sabato pomeriggio marciano sulle vie del centro a guardare le vetrine sfavillanti di abiti e scarpe sempre più irraggiungibili.

Ma non è di questo che voglio parlare.

Quello che mi interessa evidenziare è invece il mio rapporto con i centri commerciali. Sì, perché esiste un legame, anche forte, tra me e loro.

L’antefatto è che, avendo trascorso, com’è noto, un periodo non breve della nostra vita a Pavia, siamo stati costretti a fare i nostri acquisti nei centri commerciali della zona.

Ricordo che, appena giunti, nell’oramai lontano gennaio del 2004, andai a comprare dei generi alimentari di prima necessità (pizzette e coca-cola) alla COOP di via Campari, che si trovava sulla strada tra Pavia e Pieve Porto Morone dove dormii per alcuni giorni.

Dopo qualche giorno prendemmo casa proprio a via Campari, a due passi dalla COOP, che fu eletta nostro fornitore preferito.

Successivamente conobbi, anzi conoscemmo, l’ESSELUNGA, il BENNET e il GS e l’OTTAGONO.

Fu solo nel 2007, quando dovemmo fare il nostro mesto ritorno a Pavia per la prima ricaduta di malattia nell’ottobre di quell’anno, che c’imbattemmo nel centro commerciale LECLERC inaugurato l’8 dicembre. Nello stesso periodo conoscemmo anche l’IPER di Montebello della Battaglia. Per dovere di cronaca devo aggiungere anche il GEANT di Poitier, che ha avuto un ruolo altrettanto importante in quella che mi ostino a chiamare “la nostra storia”.

C’è un motivo per cui ricordo così bene questi nomi, precedentemente a me ignoti. Essi non furono solo esercizi commerciali furono invece, ognuno di essi in maniera diversa, alcuni dei palcoscenici sui quali s’intrecciarono storie di gioie, dolori, delusioni, speranze.

Potrei stare delle ore, e masochisticamente lo farei con piacere, a descrivere minuziosamente, per ognuno di essi, le disposizioni dei banchi, degli scaffali, perfino delle casse, perché ad ogni singolo reparto di questi centri commerciali è legato indelebilmente un momento, un ricordo, della “Storia di Mauro”.

Ad alcuni di questi centri sono legati ricordi belli, ad altri ricordi terribili. In alcuni di essi ho festeggiato con Mauro la fine della malattia. In altri ho passeggiato tra gli scaffali come uno zombie non riuscendo a comprendere l’accanimento del destino, la cattiveria della vita. In alcuni di essi abbiamo comprato insieme i giochi per Mauro, la macchina del pane, la televisione, il computer di Mauro (a proposito che gioia che ebbe quel giorno, e che dolore sento a ricordarlo). In altri girovagavo alla disperata ricerca di qualcosa che lui potesse deglutire. Quante ore ho trascorso con Mauro e con il carrello della spesa a pensare cosa cucinare agli amici che stavano venendo a Pavia per trascorrere qualche giorno (sempre pochi per lui) con noi.

Luoghi banalmente comuni i supermercati, i centri commerciali. Luoghi nei quali ho, anzi abbiamo, versato lacrime, a volte di gioia, spesso di dolore.

Mi fermo perché fatti, racconti, momenti, premono per conquistare l’onore della cronaca in questo post che però diventerebbe ancora più noioso e patetico di quanto già non sia.

Se ho raccontato tutto questo è perché desidero condividere, con chi frequenta questo blog, la mia piccola pazzia che mi fa vedere, ogni volta che metto piede in un cento commerciale o in un supermercato, il mio piccolo Mauro mentre spinge il suo carrello pieno di gioie e di dolori, di speranza e di rassegnazione.

Dunque anche lì, a Manfredonia, nel centro commerciale nel quale Mauro non è mai stato, ho provato questa indescrivibile emozione. Era tardo pomeriggio e se quei tre ucraini che facevano incetta di dolciumi da mandare a casa alle loro famiglie fossero stati in silenzio avrebbero potuto ascoltare il rumore del battito accelerato del mio cuore che rimbombava nel supermercato.

… a proposito “Tanti auguri mamma! <3”

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