L’ultimo dell’anno

Oramai gli anni cominciano a essere tanti e quando è così finisce che in ogni giorno dell’anno ricorre qualche avvenimento, importante o meno che sia.

Sembrerebbe che il 31 dicembre sia già di per sé una ricorrenza ma per me ha una valenza doppia. O meglio quella dell’ultimo giorno dell’anno è passata addirittura in secondo piano.

Lo stesso giorno del 2008 infatti accadde che mi svegliai con una certezza: Mauro sarebbe morto nel corso del 2009.

Detta così sembra proprio esagerata. Ma vediamo come andarono i fatti.

Festeggiato il compleanno di Mauro il giorno 23 e trascorso il Natale in famiglia il giorno 29 dicembre dovemmo, come richiestoci, fare ritorno a Pavia per dei controlli.

Precedentemente, ovvero il primo dicembre, Mauro aveva subito l’ennesimo intervento nel corso del quale era stato asportato l’ennesimo tumore dal suo intestino. Il dibattito sembrava aperto, si riformerà ancora oppure no? In giro tra i medici non c’era un grande ottimismo comunque l’importante è combattere. Più o meno questo era il tono delle conversazioni.

Dopo l’intervento, l’attenzione era altissima. I rischi di nuove proliferazioni maligne erano purtroppo alti. Quindi ci fu concesso di stare qualche giorno a Sorrento per il compleanno di Mauro e per Natale, ma dovevamo fare assoluto ritorno per il 29.

Il giorno 30 mattina ci attendeva l’ennesima TAC. Stesso reparto, stessa stanza, stesso stress. Dopo la TAC facemmo ritorno in day-hospital dove rimanemmo fino al primo pomeriggio senza avere notizie.

In genere nel giro di poche ore ci veniva comunicato il risultato ma quel giorno nessuno sapeva dirci nulla al riguardo.

Tornati a casa, l’umore non era dei migliori, per nessuno dei tre. L’aria che tirava era brutta.

In serata ci raggiunse Massimo.

Soltanto verso le nove di sera ricevemmo una telefonata dal prof. Locatelli che ci aspettava a casa sua. Contrariamente al solito chiese che andassimo solo io e Massimo senza portare Mauro.

Giunti a casa sua, mi sedetti sul divano color aragosta, le braccia conserte quasi a volerle utilizzare come scudo, e attesi. In fondo lo sapevo già, solo che non volevo crederci.

Così venne fuori la TAC che mi fu mostrata.

Così, su quel divano, piovvero parole più pesanti e dolorose di meteoriti. Così fu decretata la fine di Mauro. La fine di un sogno. La fine di una vita. La fine di tre vite.

Su quel divano s’infransero sogni, speranze, prospettive.

Su quel divano con gli occhi socchiusi, con le braccia conserte, senza muovere un dito, attesi che l’uragano si abbattesse su di me.

Non dissi una parola. Non ce n’era bisogno. In fondo lo sapevo già. Avevo già colto i segnali e li avevo elaborati.

Incassai. Incassai.

Il mio mondo si frantumò in silenzio, senza che un frammento cadesse su quel divano. Tutti i piccoli cocci rimasero dentro di me, e sono ancora lì.

Il mattino successivo mi svegliai con la certezza: Mauro sarebbe morto nel 2009.

L’ultimo giorno del 2008 si consumò nel dolore.

Avrei voluto aggrapparmi a quel giorno per evitare che passasse. Avrei voluto che rimanessimo prigionieri di quella casa di Pavia. Avrei voluto che la neve abbondante che ricopriva le strade, le macchine, le case, ricoprisse anche noi per congelarci e fermare il tempo.

Non ci riuscii.

Mauro fece il suo ultimo brindisi nella casa del prof. Locatelli che, mostrando la sua grande umanità e il suo grande affetto, ci volle con se per trascorre le ultime ore del 2008.

E io feci gli auguri a Mauro di un felice 2009.

 

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