Secondo anno

Tra pochi giorni sarà il cinque settembre.

Quest’anno cadrà di lunedì e probabilmente quel giorno sarò al lavoro.

Due anni sono trascorsi da quella maledetta mattina in cui il suo cuore smise di battere.

E dire che negli ultimi giorni noi non aspettavamo altro, fu quasi una liberazione. Incredibile!

Augurarsi che il cuore del proprio figlio, il cuore di Mauro, smetta di battere, che la sua vita finisca, che il suo cervello smetta di emettere segnali elettrici, che il suo corpo si spenga come un televisore. Incredibile!

Un universo di emozioni costruite in undici anni, una montagna di speranze, di aspettative, un mare di amore riversato su quei venticinque chili di essere umano. Tutto questo cade come un castello di carte trascinando con se te stesso, la tua esistenza.

Una costruzione lenta e accurata di un piccolo uomo, tanta fatica, apprensioni, dedizioni, e poi tante amorevoli cure, mesi, anni di ospedale, giorni interi impiegati per tentare di garantirgli un futuro come tutti gli altri, tonnellate di pazienza, nottate insonni spese a pensare, a sperare, a riflettere e tutto questo crolla in una frazione di secondo. Un attimo prima il respiro – strappato a fatica all’aria calda della stanza – un attimo dopo il silenzio, l’immobilità, il nulla.

Un attimo prima un figlio, Mauro, una vita, tre vite, un progetto di uomo, un concentrato di emozioni, un attimo dopo il nulla, il silenzio, la morte.

Tra le mie mani, tra le nostre mani, solo materia biologica in attesa di putrefarsi, come il nostro futuro.

Tra le mie mani, tra le nostre mani solo un pugno di mosche.

Ancora una volta un pugno di mosche.

Due lunghi anni, due anni che sembrano due giorni, due ore: due minuti.

Sono ancora lì sul letto che lo stringo tra le mie braccia. L’immagine persiste nel tempo e nello spazio mentre lentamente si dissolve per lasciare il posto a un pugno di mosche.

Due anni, secondo anniversario. Che tristezza. Il tempo passa e non dovrebbe. Il tempo è il mio grande nemico. E’ sempre lui che mi contrasta e mi lascia con un pugno di mosche. Maledizione!

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