L’Ulivo

Quella mattina non ero a casa, ero al lavoro, come quasi tutti i giorni feriali.

In quel periodo ero quanto mai felice. Era nato Mauro da poco più di un mese e dire che camminavo a un metro da terra forse è riduttivo.

Fui informato con una telefonata che due signori avevano citofonato dicendo che dovevano consegnare una pianta. Ma non una pianta comune, no. Era un albero di ulivo.

Si trattava di metterlo a dimora nel giardino.

Mi mossi non appena possibile per tornare a casa a capire meglio la cosa.

Al mio arrivo trovai questa bella sorpresa. Un bellissimo alberello di ulivo, alto circa un metro e mezzo che non attendeva altro che di essere piantato nel nostro giardino.

Un mio carissimo amico ce l’aveva regalato per la nascita di Mauro. Doveva essere una sorta di portafortuna simboleggiando la forza, la resistenza e la longevità.

Sappiamo tutti che non ha funzionato in questo senso, ma non per questo ho smesso di amare quella bellissima pianta. Anzi sono sempre grato al mio sempre più caro amico per quel bellissimo dono al quale non rinuncerei per nulla al mondo.

Chiesi ai due gentili signori di sistemarlo in una posizione dalla quale fosse ben visibile dalle nostre stanze da letto e altrettanto salendo dalle scale di accesso alla nostra abitazione.

Fu chiamato l’Ulivo Mauro.

L’alberello mostrò ben presto di gradire la posizione che era soleggiata al punto giusto, senza esagerazione. A poco più di un metro c’era una bellissima pianta di gardenia, enorme, rigogliosa e profumatissima.

Anche quella mi fu regalata e per una quindicina d’anni mi ha donato centinaia di profumatissimi fiori da maggio a fine giugno.

Poi, guarda i casi strani della vita, quando Mauro si è ammalato anche la gardenia si ammalata. L’ho curata per quanto possibile ma nel 2009 è definitivamente seccata.

Tornando all’ulivo, nel corso degli anni ha continuato a crescere sano, forte e robusto.

Nel 2003 all’età di circa sei anni ha fatto anche le prime olive.

Come in tutti questi anni, il mattino, quando mi alzo dal letto, apro le persiane e guardo l’ulivo, giù in giardino.

Adesso non è più un alberello ma un albero vero e proprio. Sovrasta di gran lunga gli agrumi che lo circondano con la sua bellissima e folta chioma e ogni anno produce una bella quantità di olive che mangiamo ben conciate dal nonno.

Dal colore e dalla superficie liscia della corteccia si vede chiaramente che è un albero giovane, molto giovane. Da’ l’idea di un giovane ragazzo nel pieno del suo vigore giovanile, muscoloso, robusto, allegro e vivace. E’ proprio un piacere osservarlo, soprattutto quando il vento, facendo ondeggiare le foglie, innesca un gioco di colori con le gradazioni del verde.

E tutte le mattine, quando guardo fuori dal balcone, mi compiaccio nel vederlo così bello, così imponente e rigoglioso.

Lo stesso faccio quando rientro a casa e percorro le scale che portano al terrazzino. Il mio sguardo non può fare a meno di guardare in quella direzione, anche solo per un secondo, quasi fosse un punto di riferimento.

Qualche settimana fa mi trovavo a scendere da Sant’Agata e mi sono fermato, come faccio spesso, lungo la strada a guardare il panorama, e sono riuscito a riconoscerlo anche da così lontano.

Insomma tutto questo per dire che gli voglio bene.

Si può volere bene a un albero?

Per me la risposta è molto facile: SI!

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