Pseudoestesia

Chi ha perso un arto, in seguito a incidente o malattia, continua a volte a sentire male in quella parte del corpo ormai inesistente.

E’ la cosiddetta “pseudoestesia”, cioè, in altri termini, un dolore immaginario a un “arto fantasma”. Eppure, come conferma la scienza, la sofferenza è reale. Un tempo ritenevo strano questo fatto, ma oggi ho cambiato idea. Da quando ho perso Mauro, riesco a concepire che si possa provare un male fisico per qualcosa che non c’è più. Come una persona a cui sia stata amputata una gamba si china per grattarsi l’alluce sparito, nel sonno mi giro ancora ad abbracciare il vuoto.

Come la morfina riesce a lenire la pseudoestesia in chi ha subito un’amputazione, così il tempo, ritenuto un potente antidolorifico, non può sempre spegnere la sofferenza di chi è stato privato dell’essere che amava. Un altro ottimo anestetico per il cuore umano è l’oblio. Ma a volte non si desidera dimenticare, anche se ciò comporta il perdurare dello strazio.

La scienza sostiene di avere una soluzione per la pseudoestesia. La zona del cervello che controlla tutti i nostri movimenti è la corteccia motoria, al cui interno c’è una rappresentazione completa del nostro corpo. Se in questo si altera qualcosa, la corteccia motoria cambia o si contrae di conseguenza; quanto più è alto il livello di contrazione tanto più intenso è il dolore. A detta degli scienziati, in chi si è fatto applicare una protesi al posto dell’arto amputato, tale livello risulta più basso, perché gli impulsi del movimento continuano a essere inviati al cervello, inducendolo a credere che l’arto sia ancora lì. Perciò si consiglia agli amputati di immaginare l’arto mancante e di visualizzarne il movimento. Se si simula un moto normale, partono impulsi diretti al cervello che lo inducono a credere che tutto sia come dovrebbe essere. La contrazione della corteccia motoria si ferma o si riduce, e altrettanto fa il dolore. Chi avrebbe mai potuto sospettare che si potesse ottenere sollievo grazie a un inganno così semplice e intelligente?

 

Ho utilizzato questa teoria magistralmente esposta da Priya Basil per esprimere quanto accade ormai da più di diciotto mesi. E’ bene? E’ male? Non lo so e, onestamente, non me ne importa.

sabato, 26 marzo 2011

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