Solo buio e umido

Solo buio e umido.

Così finiva il ventitredodici duemilanove e così finisce il ventitredodici duemiladieci.

Solo buio e umido.

In questo giorno i miei pensieri sono “troppo” anche per questo blog, che è abituato a tanto ma non a tutto.

Ho dunque deciso di raccontare come il mio subconscio, senza dubbio più saggio del mio cosciente, ha affrontato questo giorno.

E’ un sogno di questa notte, in cui lui era tornato.

Si proprio così, tornato come se fosse stato via per impegni, in un lungo viaggio per il quale mi era mancato tantissimo.

L’ambiente è una stanza, una stanza da letto, ma non la nostra né la sua, una generica, dove ci sono due letti singoli affiancati e qualche mobilio.

E’ mattino, il sole splende fuori dalla finestra, anzi non proprio il sole, ricordo più che altro un bagliore.

Nella stanza, oltre a noi due, c’era anche Vera.

Io e lui abbiamo dormito nello stesso letto singolo e ci siamo appena svegliati.

Io lo abbraccio forte, quasi lo stritolo dalla gioia. Lui, sorridente e evidentemente felice, non si sottrae al mio abbraccio, come invece avrebbe fatto nella realtà (da questo si vede che è un sogno). Anzi, sembra godere, è compiaciuto del fatto che il suo ritorno abbia provocato questa mia reazione così accalorata.

Lo bacio sulle guance, dappertutto, e lui continua a sorridere felice, e sornione.

Continuo a abbracciarlo e a baciarlo e lui niente, non mi manda a quel paese.

Credo che la sua felicità derivi anche dal fatto che è il suo compleanno. Come tutti quelli che lo conoscevano sanno bene, il suo compleanno era per lui un giorno veramente speciale, cui cominciava a pensare già da agosto.

E’ magro ma non sta male, il colorito è buono, leggermente scuro come all’inizio dell’estate.

Senza farmene accorgere gli tocco spesso le braccia e, guardandole con attenzione, cerco di scorgere i segni delle lesioni che aveva quando è morto. Niente, sono lisce e pulite: perfette. Di questo un po’ ne sono stupito, ma me ne rallegro.

Dobbiamo dirci un mucchio di cose. Io voglio raccontargli tutto ciò che è accaduto in sua assenza, cosa ho fatto, come sono stato, quanto l’ho pensato.

Ma prima desidero sentire da lui dove è stato, cosa ha fatto.

Continuo a stringerlo forte, a toccarlo, a baciarlo. Ora che è tornato non posso correre il rischio che debba andare via di nuovo.

Entrano nella stanza altre persone, vogliono salutarlo, ma io non lo lascio andare e continuo a stupirmi perché lui non sembra per nulla dispiaciuto dai miei opprimenti abbracci.

Lo voglio tutto per me.

Fine del sogno (purtroppo).

Oggi invece nel pomeriggio ho festeggiato con “GOD OF WAR II” (vedi “23 SETTEMBRE”). Dopo un lungo periodo d’inattività sono riuscito a sconfiggere una malefica medusa e sono andato avanti spedito.

Sarebbe stato fiero di me.

 

Buon “NON COMPLEANNO” Ciccio!

venerdì, 23 dicembre 2010

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