Il numero giusto

Non ho difficoltà ad ammetterlo: sono una vera schifezza di giocatore.

Tuttavia, quando mi trovo in una città dove c’è un casinò mi piace farvi una capatina, provare l’emozione per una sera di fingere di essere una sorta di James Bond.

Quando vado al casinò gioco sempre alla roulette. Mi piace, mi diverte. Ovvio che gioco pochi soldi, non posso permettermi di eccedere, giusto quanto basta per provare quel pizzico di brivido d’azzardo.

Da quando vi sono stato la prima volta punto sempre sullo stesso numero, al quale magari affianco altre giocate.

Ho trascorso ore al tavolo verde guardando speranzoso la corsa e poi la danza finale della pallina bianca e solo una volta finora l’ho vista rintanarsi nella casella del numero su cui avevo puntato.

Lo so che non si gioca così. Ma così mi diverto e quindi niente critiche.

Le mie puntate alla roulette, come le avventure della mia vita, spesso non vengono coronate dal successo. Nonostante questo, cocciuto come un mulo, continuo, placido e imperturbabile, a fare lo stesso gioco, a puntare secondo la mia convinzione.

La cosa importante è divertirsi, o meglio provare emozioni, forti emozioni, il che, tradotto in altro registro, significa anche sentirsi vivi, partecipare attivamente al gioco della vita e non soffermarsi a osservare gli altri giocare scrutando il tavolo da dietro le spalle di qualche altro spettatore.

E allora io gioco. Gioco e faccio le puntate sul mio numero preferito, sempre lo stesso. Caparbiamente punto sul mio numero.

A ogni puntata rischio di perdere, e spessissimo perdo.

Ma ne vale sempre la pena.

Così come l’ultima volta.

L’ultima volta ho puntato ancora, anzi ho alzato la posta.

Ovviamente sempre su quel numero.

Ho visto il croupier lasciare la pallina bianca vorticare in alto sul piatto. Sembrava non volersi fermare. Poi, d’un tratto, è piombata giù. E lì ancora a saltare avanti e indietro, a destra e a sinistra.

Il mio sguardo, magnetizzato dall’elegante volteggiare della sferetta, la seguiva nelle sue bizzarre evoluzioni.

Poi di colpo si è fermata, quasi accasciata per la stanchezza.

Col fiato sospeso ho atteso che la ruota si fermasse perché mi sembrava che la casella scelta dalla sorte fosse proprio quella del mio numero.

Delusione!

Era quello giusto a fianco.

Peccato.

Ma qualcosa ho comunque vinto: brividi e emozioni.

Certo ho perso qualcosa, ma “tengo la capa tosta”.

Non sono ancora stufo di giocare.

Prima o poi, quella benedetta pallina bianca, dovrà fermarsi ancora una volta alla casella giusta.

Spero solo che non sia troppo tardi.

martedì, 09 novembre 2010

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