101010

Non è una sequenza di numeri binari.

Non è un numero di telefono.

Non è un codice Bancomat.

È la data di oggi.

Essa è speciale per me, per noi.

Il 10 ottobre 2007 iniziò la terza fase della mia vita, anzi della nostra vita.

Ore 8.00 telefonata al prof. Locatelli perché dalla sera precedente Mauro lamentava dolori alla pancia.

Lui ci invia a Nocera Inferiore al reparto di Pediatria.

Alle 10.30 ecografia. Lo vedo!

E’ lì, il maledetto tumore. Inconfondibile.

Nella sua perfetta rotondità riempie il campo visivo dello schermo dell’ecografo.

Il gentile dottore tenta generosamente di dire che potrebbe essere qualsiasi cosa, dalle feci a una cisti.

Ma io lo so che è lui. Bastardo!

A mezzogiorno segue la TAC.

Negli occhi di Mauro si scorge, insieme al terrore di ricominciare, ancora il mare dei Caraibi, dove eravamo stati fino a 3 o 4 giorni prima. La sua abbronzatura stride con quell’ambiente triste e tetro. La sua bella corporatura robusta non sembra compatibile con il ritorno della “bestia” dentro di lui. Eppure …

Mauro non vuole bere il liquido di contrasto, piange, non vuole, non vuole proprio crederci. “Non è possibile – pensa – io sono guarito.”

Poi l’esito dell’esame è quello temuto.

Con i medici, sguardi, poche parole, tanta comprensione.

Un grande in bocca al lupo.

Di nuovo in auto, telefonate, telefonate. A Pavia, ai parenti, agli amici.

La macchina dell’organizzazione si rimette in moto.

Mentre percorriamo i pochi chilometri tra Nocera e Sorrento organizziamo le idee, la partenza, il lavoro.

Eh si! Devo di nuovo lasciare il lavoro.

Torni, impieghi tempo per ricostruire qualcosa ma, improvvisamente, una mattina di ottobre si riparte lasciando le carte aperte sulla scrivania. Pazienza, ci riproveremo.

Ore 14.00 a casa regna la solita confusione organizzata. Valige, pacchi, borse. Ognuno si dedica a qualcosa. C’è anche chi, attonito, ammutolito, siede sul bracciolo del divano, incapace di accettare una realtà così cattiva nei confronti del piccolo Mauro.

Lui sereno, ha da fare per preparare la sua borsa dei giochi. Game Boy, DS, Playstation 3, Wi e la PSP.

Come già la prima volta io mi dedico alla borsa del computer.

Calmo, gelido anzi, ora lo posso dire, in cuor mio temo che questa volta non ce la farà. Non voglio proprio partire questa volta. Mi sento pugnalato alle spalle. Avevo sotterrato, anche se da poco, la mia ascia di guerra. Pensavo che oramai, dopo tre anni di esami favorevoli, Mauro ce l’avesse fatta, fosse fuori dal terribile mondo dei tumori, fuori dalle sabbie mobili delle sofferenze.

La nostra vita aveva ripreso le sue sembianze, lui aveva quasi dimenticato le esperienze peggiori e traumatiche e narrava della malattia con grande tranquillità, evidenziandone solo i momenti divertenti.

La scuola aveva ripreso a essere la sua occupazione principale e la sua fonte di soddisfazioni personali.

Ore 16.00 siamo in auto. Abbiamo appena salutato tutti quelli che erano venuti a casa per aiutarci o per salutare.

Tra di loro c’è anche Susy, le ho parlato del lavoro.

Le ho rovesciato addosso, in pochi minuti, grosse responsabilità. Da domani sarà sola, completamente: se la sente di continuare? Non la biasimerò se rifiuta di tenere lo studio in attività. E’ una sfida molto grande. Con gli occhi gonfi di lacrime accetta, senza pronunciare parole.

Ancora una partenza, una fuga anzi.

Ancora la stessa auto con lo stesso equipaggio, con il suo carico di paura, di tristezza, di angoscia, di speranza.

Non ho vergogna a dirlo, tra le speranze c’era anche quella che un grosso TIR ponesse fine alla nostra sofferenza.

Ma la nostra storia non doveva andare così.

Il 10 ottobre 2007 si chiude a Pavia nel caldo e accogliente rifugio dei nostri amici Nello e Margherita.

Domani mattina si ricomincia.

domenica, 10 ottobre 2010

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