Ferdinando, Trentacinque e l’orco

Questo blog è la mia terapia. Lo uso con parsimonia, stando attento a non sovradosarlo. Temo che, abusandone, non dia più il suo benefico effetto. A volte è stato necessario ricorrere a questa terapia anche se non mi andava tanto. Ha sempre funzionato.

Questa notte invece sento un fortissimo desiderio di scrivere su queste pagine, anche se, in pratica, non ho nulla da raccontare. Per essere più precisi, non è che non ho nulla da raccontare, è solo che stanotte non mi va di parlare delle solite cose. Mi vengono in mente i mondiali 2006, il divano a fiori, il mare, e tante altre cose. Questa volta però salto, non voglio addentrarmi in quei meandri bui. Allora, per soddisfare comunque il mio desiderio, ho deciso di raccontare una storiellina che a Mauro piaceva tanto.

«Ai margini di una città, in una bella villa con un grande giardino, viveva un orco. Non un orco di quelli cattivi però, era un orco buono. Il suo nome era “Orco”. Orco viveva da solo in questa bella e grande casa, o meglio proprio solo no, vivevano con lui il suo gatto “Trentacinque” e il suo pappagallo “Ferdinando”.

Un bel giorno di inizio estate, dopo pranzo Orco era in casa a leggere uno dei suoi libri mentre Ferdinando, nella sua gabbia, sonnecchiava appeso ad un albero nell’aria calda del cortile esterno. Ad un tratto la gabbia di Ferdinando cominciò a oscillare violentemente e il povero pappagallo, bruscamente risvegliato, venne sballottato su e giù.

Cosa stava succedendo?

Era Trentacinque che, nel tentativo di completare il suo pranzo con Ferdinando, tentava di raggiungere lo sportellino della gabbia.

Ferdinando, in preda al panico, cominciò a gridare con quanto fiato aveva in gola “ORCO, ORCO, Trentacinque mi piglia!” e ancora “ORCO, ORCO, Trentacinque mi piglia!”

L’orco, che si era addormentato con il suo libro in mano e gli occhiali sul naso, ebbe un sobbalzo e corse immediatamente nel cortile in soccorso al povero Ferdinando.

Intanto Trentacinque, che aveva sentito Orco arrivare, aveva battuto in ritirata lasciando Ferdinando quasi stramazzato dallo spavento.

Al suo arrivo Orco trovò il pappagallo così spaventato che gli fece tenerezza e così, dopo avergli sistemato la gabbia, ando in cucina a prendergli dei biscotti che gli piacevano tantissimo.

Ferdinando mangiò con gusto i biscotti e riprese il suo riposino, e anche Orco tornò alla sua lettura.

Il giorno seguente, dopo pranzo, Ferdinando era stato di nuovo sistemato con la sua gabbia nel cortile e Orco era in casa a leggere, più o meno.

Ferdinando si risvegliò dal suo pisolino con un gran desiderio di mangiare ancora i biscotti di Orco. Poichè era un gran furbacchione escogitò un trucco per averne ancora.

Iniziò a gridare come il giorno precedente “ORCO, ORCO, Trentacinque mi piglia!” finchè non giunse di nuovo l’orco tutto trafelato e vedendolo ancora spaventato andò a prendere altri biscottini per il suo pappagallo.

Ancora una volta il giorno seguente Ferdinando mise in atto il suo innocente trucchetto e ancora una volta Orco si lasciò intenerire dalle sue grida. Ma rientrando in casa ebbe il fondato sospetto che il pappagallo lo stesse buggerando e decise, tra se e se, di non dargli più retta se lo avesse ancora sentito schiamazzare.

Il giorno seguente Ferdinando faceva il suo solito pisolino in attesa di mettere in atto ancora la sua sceneggiata quando, all’improvviso, fece il suo ritorno in cortile Tretacinque. Il gatto faceva lunghi balzi sotto la gabbia per aggrapparvisi mentre il pappagallo riprese a gridare come un dannato “ORCO, ORCO, Trentacinque mi piglia!”, “ORCO, ORCO, Trentacinque mi piglia!”.

Questa volta le sue grida non ebbero effetto, Orco continuò a leggere senza curarsi di Ferdinando. Intanto Trentacinque saltava sempre più in alto e la gabbia era sempre più vicina. Ferdinando continuava a gridare, Orco continuava a leggere e trentacinque saltava sempre più in alto.

Finchè Trentacinque non arrivò alla porticina della gabbia che, essendo a molla, si aprì facilmente. Così il gatto entrò nella gabbia e mangiò Ferdinando di cui non rimase che qualche piuma.

Insegnamento per i bambini: mai dire bugie!»

venerdì, 25 giugno 2010

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