Cinque mesi

Cinque mesi.

Cosa è cambiato in cinque mesi?

Tanto, poco, nulla.

Tanto nei rapporti e negli equilibri con il mondo esterno, con le persone, con le cose.

Era prevedibile, era previsto, vissuta la esperienza del 2004, che ci sarebbe stata una dinamica nelle relazioni con il mondo circostante.

Gli interessi, le amicizie, i luoghi frequentati vengono continuamente rimappati con una funzione e una logica che attualemte mi sfugge. Ma è così.

Poco è cambiato nelle apparenze, nel lavoro, nelle conversazioni, insomma nella quotidianità che rimane fuori al limite delle mie pupille. Poco per vari motivi. Poco anche perchè sono queste le regole del gioco: chi vuole continuare a giocare deve assicurare il rispetto della stabilità, di ciò che appare.

Nulla è cambiato invece dentro quell’elaboratore e contenitore di emozioni e informazioni che sono io. Ciò che sta al di là del limite delle pupille. Negli ultimi anni è avvenuta una profonda trasformazione all’interno della mia esistenza interiore. Si è modificata la capacità di gestire ed elaborare le informazioni provenienti dall’esterno e di gestire ed elaborare le emozioni generate all’interno.

Non è stato facile e non è stato piacevole. Non è un pregio e non ne traggo vantaggio. In ogni caso per arrivare a quello che sono oggi ci sono voluti circa cinque anni e nove mesi. Un lungo percorso. Dopodichè il tempo si è fermato. Negli ultimi cinque mesi nulla è cambiato nel mio mondo emozionale.

Anche gli aspetti meno profondi, meno legati al subconscio, sono rimasti come cristallizzati. A cominciare da questo blog che mi accompagna come un amico fedele, il quale interviene in aiuto quando serve e quando non serve non ingombra con la sua presenza. Intatti sono i pensieri o meglio la sensazione di essere sia qui che lì. La sensazione di non aver mai varcato la soglia del sei settembre, la sensazione di continuare nella lotta ogni istante della giornata, senza mai abbassare la guardia, la sensazione di avere paura, di non mollare mai la speranza. Ed infine, cristallizzata è anche la percezione sensoriale di quei momenti, di quei giorni: Le carezze, il profumo, la voce, i suoni.

Tuttavia qualcosa guasta questa stazionarietà ed è la consapevolezza che tutto quanto attiene l’esistenza attuale è un falso, una utopia. L’impossibilità di riavere Mauro implica necessariamente la provvisorietà di questo stato di cose. D’altro canto per me oggi è impossibile e impensabile di fare i conti col passato.

Impossibile liberarsi da un passato che mi ospita, mi avvolge e mi nutre. Dopo cinque mesi prendo atto che il tumore che ha divorato il suo corpo, sopravvissuto anche al calore intenso della cremazione, adesso sta cibandosi della mia mente, e forse non solo della mia.

Continuo a lottare contro di lui.

lunedì, 08 febbraio 2010

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