Ho fatto un sogno

Caro Blog vorrei parlarti di un sogno che ho fatto qualche giorno fa.

Ero ad un tavolo con due eminenti dottori, oncologi-pediatri. Forse il tavolo era sotto una tenda che era aperta da un lato verso l’esterno. C’era il sole ed eravamo in un campo.

Sul tavolo c’era un vassoio di acciaio con dentro una polverina marrone e qualche ciottolino.

I medici volevano convincermi a provare una nuova terapia. Insistevano, insistevano, ma io ero perplesso. E spaventato.

Inutile dirlo, la nuova terapia sarebbe servita per Mauro, per dargli ancora una possibilità, per tentare di guarirlo ancora una volta.

Il mio problema era che sul tavolo, nel vassoio, c’era proprio Mauro. Quelle erano le sue ceneri! I dottori mi dicevano che avevano controllato e che in mezzo a quelle polveri c’erano ancora delle cellule vive: si poteva tentare!

La mia paura, anzi direi di più, il mio terrore proveniva dal fatto che assolutamente non volevo provare una ulteriore delusione, non volevo più subire quello che avevo subito e che sto ancora subendo. Non avrei potuto sopportare ancora una volta la bruciante sconfitta. E loro insistevano, insistevano fino al punto da indurmi a svegliarmi, inutile dirlo, in preda all’agitazione.

Di sogni simili ne faccio in continuo, anzi posso dire che non sogno altro oramai da tre mesi, cambia la scenografia ma non il soggetto: l’inutile tentativo di riportare Mauro in vita.

Dice un mio amico, che di queste cose ne capisce, che è il subconscio che esprime così quelli che sono i miei pensieri più profondi. Dice ancora che mi sto dicotomizzando, ovvero suddividendo in due. Un “io” è quello pubblico, calmo, sereno, “quello di sempre” tanto per capirci, mentre l’altro “io” è un concentrato di rabbia, tanta rabbia. Spaventosamente tanta, dice lui.

Temo che ha colto nel segno. E’ proprio così che mi sento: arrabbiato. Caro Blog, non intendo arrabbiato come incazzato, ma di più, come affetto dalla rabbia.

Penso che in queste unidici settimane sta avendo luogo un processo che si è innescato a partire dal 19 maggio, il “no-hope day”.

Questa trasformazione assomiglia un pochino a quella che subisce il mosto quando diventa vino. Nel mio caso l’amore ribolle e si trasforma in rabbia, in odio, in invidia, ovvero in quanto di peggio esiste a questo mondo. Il mio amore per Mauro sta marcendo e mi sta facendo diventare secco, arido, rabbioso. Ma tutto questo, ed è proprio vero, accade solo quando mi vesto dei panni dell'”io” numero 2. Con il numero 1 tutte le cose vanno invece molto bene. Il fatto è che in questa faccenda io non decido proprio nulla. Fa tutto lui, il mio “io” inconscio. Nei momenti più inaspettati viene fuori con prepotenza e si impadronisce di me, del mio pensiero, della mia anima.

Altra considerazione caro Blog: mentre il numero 1 ingrassa (basta guardare la bilancia) il numero 2, quello che non si vede e che non ha peso, si rinsecchisce, si inaridisce. Che bello se fosse il contrario.

Che vita di merda, anzi che morte di merda!

(26 novembre 2009)

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