23 settembre

Eccomi ancora una volta qui, a consegnare a questo blog i miei pensieri affinchè li divori come farebbe una belva affamata e dopo averli digeriti li faccia scomparire per sempre dalla mia vita.

Caro blog scommetto che tu hai pensato che non vedendomi più io non abbia avuto bisogno di te.

Confesso che ci avevo messo la speranza, ma non è così. Piuttosto mi sono costretto a starti lontano per mettermi alla prova, ma inutilmente.

Però questi giorni non sono trascorsi invano. Il polverone che si era sollevato nella mia mente si sta lentamente posando e riesco adesso a vedere meglio quello che nascondeva.

La mia parte irrazionale è rimasta bloccata, come un fotogramma di una pellicola difettosa, fuori alla sala operatoria della pediatria di Pavia.

E’ ben più di un ricordo, è proprio così, una netta percezione. Sto seduto sulla panca di colore beige ed aspetto che mi riconsegnino Mauro dopo l’ennesimo ritocco alla gastrostomia. Lui era molto seccato per “questa cazzo di gastrostomia”, come usava apostrofarla ultimamente. Ma quando l’ho accompagnato in sala operatoria era quasi felice perchè di lì a poco questo fastidio avrebbe finalmente avuto fine, o almeno così speriamo tutti. Solite battute con gli anestesisti e con le infermiere in attesa dell’arrivo dei chirurghi, che oramai sono diventati degli amici. Ed io sono sono qui su questa panca e aspetto. I minuti trascorrono lenti ma non ho ansia, sono tranquillo. So che loro, gli amici chirurghi, anche questa volta faranno del loro meglio per ridurre i disagi che Mauro sta subendo ormai da due mesi.

Certo, lo so che Mauro non sta bene, ma tutto sommato se la cava. Ma la cosa più importante e che c’è. E’ lì, dietro quella doppia porta vetrata con infissi in alluminio, sul lettino operatorio che riposa tranquillo mentre gli amici lavorano per lui. Si, mi sento tranquillo e aspetto la fine del piccolo intervento. Poi una breve sosta in day-hospital per un paio d’ore e poi subito a casa per rimprendere il gioco “GOD OF WAR II” che ci tiene impegnati già da un pò di giorni. E’ vero, l’altro ieri per la prima volta ha urinato sangue, cazzo! Ma lo so, lo sappiamo tutti perfettamente di che si tratta. Però anche questa volta sono riuscito a non farlo preoccupare, lo sa anche lui che a volte sotto lo sforzo che fa quando deve fare pipì si può rompere un capillare, poi con le piastrine basse il gioco è fatto. Ma tutto passa, sono sciocchezze che vanno a posto da sole. Cazzo! Cazzo! Cazzo! Intanto, seduto sulla panca, penso che intanto lui c’è, e questo conta. Niente altro.

Appena esce lo abbraccio e lo voglio tenere stretto a me per un bel pò di tempo, ho deciso, se lo merita, è proprio paziente e coraggioso. Cazzo! Cazzo! Cazzo!

 

La mia parte razionale invece è perfettamente consapevole di quanto accaduto dal 15 agosto in poi, fino ad oggi. Tutto, niente escluso. Ancora riecheggiano nella memoria brandelli di conversazioni.

“Dobbiamo decidere alcune cose signor Di Maio”, “Purtroppo le cose andranno per le lunghe, ci vorranno alcuni mesi ancora probabilmente, e non saranno facili”, “Io vi consiglio una cassa economica tanto lo stesso viene bruciata, poi fate come volete”, “Signor Di Maio, mi spiace dirglielo, ma davvero non so se Mauro arriverà a stesera”, “Antonino, ritienimi a tua completa disposizione qualsiasi sia la scelte che farete”, “La cassa sarà da un metro e cinquanta ci dovrebbe entrare, tu che pensi?”, “Vi assicuro che non ha alcuna percezione, sono solo riflessi”, “Ci mancherete”, “Mi raccomando inserisca un tampone nella colostomia e poi un bendaggio compressivo molto forte, ma non subito, lasci passare almeno due ore”, “Il catetere io non lo sfilo, semmai lo taglio e lo cucio”, “Ma perchè la cassa da un metro e novanta, non c’entra in quella da uno e cinquanta? Ma quanto è lungo, l’avete misurato?”, “Il PH è 7.13, è in acidosi”, “La saturazione tiene”, “Potrebbe resistere otto ore ma anche dodici o sedici, è difficile dirlo”, “Bisogna chiamare il medico negroscopo”, “L’ambulanza è pronta, è già qui”, “Se gli lasciate le braccia aperte così poi non entra nella cassa, bisogna legarle in modo che stiano sulla pancia, ma sopra la colostomia, in caso bisogna rifare il tampone”, “Facciamo ancora una sacca di rossi ed una di piastrine, poi il plasma e la vitamina K e dopo l’albumina. Il Lasix tra i rossi e le piastrine”, “Siete stati degli ottimi genitori, non avete nulla da rimproverarvi”, “Il papà lo prende per le spalle e lo tiene bello alzato mentre noi sfliliamo la traversa dai due lati”, “La cassa se è un metro è cinquanta la fanno solo bianca, se la volete di legno chiaro dobbiamo prendere quella da uno e novanta”, “Allora che avete deciso? Chiamo l’ambulanza? La posso chiamare? Siete certi?”, “Fino a poco fa sembrava che sorridesse, adesso si sta deformando la faccia”, “Papi mi avevi promesso l’anno scorso che non sarei mai più stato ricoverato in questo reparto, mi hai preso in giro! Me ne voglio andare, non ci voglio rimanere qui! Ti prego, ho paura”, “Un poco puzza ma basta tenere il ventilatore acceso”.

Ho dunque perfettamente chiaro il concetto che Mauro è morto. M O R T O !

Cinque lettere che iniziano per M e finiscono per O, come M A U R O.

Il vero problema è che le due parti che coesistono nella mia mente non vanno daccordo tra loro. Ognuna di essere ha la pretesa di interpretare la realtà, ma sono entrambi degli incubi. Io odio entrambe. Non le sopporto e non le voglio. Desidero solo che questo incubo finisca ed io riprenda la mia vita normale.

Domani è martedì, martedì 10 ottobre 2007 e Mauro deve svegliarsi presto per prendere lo scuolabus. Tutti a letto. Buonanotte.

(23 settembre 2009)

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