24 Agosto

Da pochi minuti è passata la mezzanotte. E’ lunedì. Il suo ultimo lunedì. Lui non avrà altri sabati, domeniche, venerdì, giovedì. Questi giorni sono ormai scomparsi dal suo calendario. Tutti consumati quelli che aveva a disposizione. Se sarà fortunato nella sua vita potrà ancora esserci un mercoledì, ma ci vorrà proprio tanta fortuna e tanta resistenza fisica. Martedì? Chi può dirlo? Ma poi, cosa conta un martedì in più o un mercoledì in meno? Per me tantissimo, vale tutta una vita. Non un giorno, ma ogni ora nella quale posso ascoltare il rumore del suo respiro ha per me un valore inestimabile. Ed io, quando sono vicino a lui, cerco senza farmene accorgere il profumo del suo respiro, mi alimento del suo fiato e lo inspiro, quasi fosse una droga, cercando di non sprecarne. Ma forse è la droga che mi permette di sopravvivere a questi giorni, a queste ore di attesa e di continuare a recitare la mia parte in questa tragedia che è sfuggita al palcoscenico del teatro per approdare nella mia vita. Questa droga mi consente di stargli vicino senza toccarlo, baciarlo, stringerlo forte forte tra le mie braccia e di sostenere il mio ruolo distaccato sopportando indicibili sofferenze, come se le mie carni fossero lentamente dilaniate da ferri roventi.  E’ quasi l’una ed io continuo ad osservarlo dalla mia sedia vicino al suo letto dalla quale controllo con attenzione il suo respiro sperando di non avvertire un aumento della frequenza ed una difficoltà ad ossigenarsi: sarebbe il segnale. Guardo il suo volto sereno che riposa, sembra quasi lo stesso di quando, ancora bambino e non l’attuale ragazzo (come lui tiene a precisare), era ancora sano come un pesce. Poi il mio sguardo scorre verso il basso, verso il torace, l’addome, l’inguine, le gambe e vedo un corpo non più suo. Come se un burattinaio dispettoso avesse messo una testa di un bambolotto sul corpo deforme di un pupazzo, tanto per fare una burla. E lui, sempre molto attento a tutto ciò che lo riguarda, non accenna mai a queste trasformazioni, quasi tema la risposta; preferisce dare per scontato che tra poco tutto tornerà come prima. Questa sera, quando eravamo soli, mi ha detto di essere felicissimo di poter finalmente trascorrere il suo compleanno a Sorrento, senza malattia, con noi genitori e con tutti gli amici a festeggiare al Verdemare. E poi ha aggiunto: – Mi sembra proprio un sogno. Mi sembra impossibile che si avveri, troppo bello. Capiscimi, dopo tante sofferenze non sono più sicuro di nulla della mia vita. Ho quasi paura di sperare. Adesso devo tornare di nuovo vicino a lui. Ho perso già troppi respiri, ed è un lusso che non posso concedermi.

(24 Agosto 2009)

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